purificazione | Il mondo che non c'è


martedì, 25 marzo 2008, ore 20:25

Il Primo Rito

Jonathan Miller.
Iniziò tutto con quel nome che in modo inspiegabile sapevo di conoscere. Anche Jeshua conoscevo, ma quella è un'altra storia ed è meglio che vada con ordine nel raccontarvelo...

Nel silenzio della mia stanza riflettevo su quel nome, mentre tenevo tra le dita il fogliettino strappato su cui la mia amica Annaria aveva scarabocchiato quelle lettere durante la trance.
-Rimaniamo d'accordo così allora, mio padre mi sta aspettando giù. Devo andare!- mi disse.
-No...non voglio rimanere da sola con lui! Non so gestire la cosa come sai fare te!- piangnucolai agitandole contro il foglietto.
-Ce la farai vedrai, se hai problemi mi chiami e poi ci vediamo a scuola. Mica ti lascio sola.- Mi sorrise e mi baciò delicatamente sulla fronte.
Mi sentivo ridicola, quindi trattenni le lacrime e la accompagnai all'ingresso notando che ora che la casa era benedetta, aveva acquisito un'atmosfera così fatata che mi agitava l'anima e mi chiedevo se mai mia madre, appena fosse tornata a casa, l'avrebbe notato. Allora come avrei potuto dirle ciò che avevo fatto?
Scacciai quel pensiero e aprì la porta alla mia amica, ci salutammo ricordandoci come ultima cosa gli esercizi di matematica da fare per l'indomani e la guardai scendere le scale seguita dal tintinnio incessante che creavano i campanelli legati alla sua borsa etnica dai mille colori. In quell'attimo mi ritornarono in mente i suoi gesti lenti e armoniosi mentre disegnava nell'aria il cerchio magico e pronunciava l'incantesimo ordinando alla Luce e alle Tenebre di dividersi, ai Guardiani del Tempo e dello Spazio di aprirci le Porte e che gli Elementi e gli Dei ci proteggessero per quello che stavamo per fare. Cessata la formula si creò un muro di energia splendido che, come al momento del battesimo, mi stordì e le fiamme delle candele danzarono vorticosamente per poi immobilizzarsi all'istante.
-Ora in presenza degli Dei e degli Elementi dimmi di cosa hai bisogno- Annaria in quel momento mutò lasciando in disparte quella ragazza semplice e insicura in un punto lontano, per riprendere quel fare solenne degno di una Strega dei secoli passati.
-Voglio protezione, voglio che la mia casa sia purificata e isolata da spiriti che in passato e in futuro passeranno di qua...- esitai un attimo -...e voglio che i quadri di mia madre la smettano di muoversi e di spaventarmi!- le risposi tremante e in quel attimo ai piedi delle candele mi sembrò di vedere la figura di Jeshua onnipresente, ovunque andassimo, e mi sorrise.
-Così sia- e Annaria si alzò prendendo con sè la bacinella di cristallo con l'acqua purificata e la candela bianca in onore della Dea Luna e con essa tracciò nell'aria un varco per oltrepassare senza danni il cerchio, la seguì e l'aria fu straordinariamente più fresca. Mi passò la candela, ad ogni suo passo immergeva le sue dita e spruzzava qualche goccia qua e là bisbigliando qualcosa che ancora non so e andammo dal primo quadro. Il dipinto creato dalla mano di mia madre dai colori cupi come tutti gli altri era immobile, il suo autoritratto sembrava aver perso quell'aura torbida che nei giorni precedenti mi aveva tormentato, Annaria lo purificò. E così fece con il vecchio seduto ad un tavolo, con la donna nuda sdraiata sul divano e la coppia di quadri di presunti filosofi barbuti che leggevano un libro alla luce pallida di una candela.
Ritornammo nella mia stanza.
-Abbiamo finito- disse solennemente Annaria scrutandomi negli occhi.
-No, aspetta! Chiedo che mi sia data una guida. Tu hai Jeshua e io non ho nessuno. Senza come potrei andare avanti nel mio cammino?- la supplicai mentre notavo nei suoi occhi la stanchezza che pian piano le si avvicinava a causa di quel rito.
-Avrò uno spirito guida? Forse no...in tutti questi anni non ho mai sentito la sua presenza. Non mi ha mai aiutato quando avevo paura delle tenebre, quando quei mostri volevano portarmi via...-
-Hai creato un muro. Lui c'era e c'è sempre stato, ma la tua paura e il tuo scetticismo l'ha allontanato sempre di più. Io lo sento e questo muro va abbattuto, io posso cercare di assottigliarlo e niente di più Sehila...- mi accarezzò la mano. In quel momento non era più Annaria ma la Dea in persona, il suo viso si illuminò rendendo i lienamenti quasi irriconoscibili, ma il suo calore che mi avvolse il cuore togliendomi il fiato mi fece capire che era Lei.
Annaria senza dire altro ringraziò i Guardiani del Tempo e dello Spazio, gli Dei e gli Elementi. Ordinò alla Luce e alle Tenebre di unirsi e di equilibrarsi e dissolse il cerchio. Con l'ultimo gesto barcollò appena e la feci sedere sul mio letto, l'energia lentamente si perse nell'aria.
-Cosa provi in quei momenti?- le chiesi con un filo di voce ancora emozionata per quella visione.
-E' difficile da spiegare...Mi sento bene.- rispose stancamente sdraiandosi su un fianco sopra il letto. Spostai un pò più il là un quaderno e delle penne per farle più spazio, era stremata e il suo respiro era pesante. Mi sedetti accanto a lei e le accarezzai dolcemente i lunghi capelli castani.
-Ascolta Anna, ti porto un succo di frutta?- le chiesi per risollevarla un pò e il suo respiro si calmò diventando più leggero.
-Ehi...te lo porto?- le spostai le lunghe ciocche dal viso e i suoi occhi non battero ciglio, fissavano il vuoto.
-Anna, ma che guardi? Sei strana...- non mi rispose e mi allarmai. Fosse un effetto collaterale dell'incantesimo che avevamo appena fatto? Cosa le stava capitando? Avvicinai il mio viso al suo sentendo il suo respiro lento ma regolare, gli occhi pietrificati come il resto del corpo rannicchiato sulla trapunta e poi capì...
Incrociai le braccia e attesi un suo cenno sperando che non ci mettesse troppo, altrimenti come avrei potuto svegliarla?

Passò un pò di tempo prima che si mosse. Mi spaventò quando di colpo le sue dita cercarono qualcosa tra le pieghe della coperta senza che i suoi occhi si muovessero, impugnò la prima penna che trovò e scossa da piccole vibrazioni prese un foglio dal quaderno e cominciò a scrivere delle lettere tremolanti.
J...O...N... Perchè ora doveva scrivere qualcosa? Forse era un messaggio inviato da qualche presenza che ha incontrato in quel momento?
M...I...L....
Si alzò di scatto dirigendosi scalza in un angolo della mia stanza in fondo al letto e vicino alla finestra, il suo sguardo non mutava e chinandosi a terra disegnò un cerchio e poi una stella sul pavimento, il tutto seguito da parole convulse di cui non capito il significato.
Si alzò ciondolando e si diresse verso di me accasciandosi sul letto. Le presi un braccio scuotendola un pò e lei mugugnava come se si fosse svegliata da un lungo sonno.
-Tutto bene? Ma che hai fatto? Sei pazza! Potevi almeno avvertimi prima. Mi sono spaventata...- le borbottai mentre si risistemava al mio fianco allungandomi il foglio di prima.
-Volevi il tuo spirito guida e te l'ho portato, questo è il suo nome.- ridacchiò senza badare alla stanchezza e attese una mia risposta.
-Jonathan...Miller??...Ma che razza di nome è per uno spirito guida?- le risposi lamentandomi e scrutando bene il pezzo di carta.
-Attenta a come parli, Sehila! Lui è qui.- mi ribattè ridendo e indicando l'angolo dove lei disegnò quel pentacolo un attimo prima.
-L'hai portato qui da me? In camera mia? Sei impazzita! Ma chissà cosa è capace di fare...Non lo conosciamo e potrebbe combinare guai!- le urlai isterica e impaurita pensando al fatto che avrei dovuto dormire con uno spiritello instabile nella mia stanza e senza alcuna protezione.
-Tranquilla! Ho la buona parola di Jeshua, non devi temere nulla. Ed è pure ingabbiato, non può fuggire...-
rispose Annaria alzandosi per prendere il suo cellulare dalla borsa che tintinnò al suo tocco.
-Sarà...ma sai che ho paura. Non dovevi farmi una cosa del genere!- piagnucolai subito pensando a ciò che da bimba provai nel vedere quelle figure malefiche volteggiare davanti ai miei occhi e intrufolarsi nei miei pensieri, non avrei potuto mai reggere ancora una volta una situazione del genere....
-Sehila piantala! Hai avuto quello che volevi e ora piano piano ti ci abituerai. Ci saranno cose peggiori e questo non è niente in confronto, non sarai mai sola. Hai la protezione mia e di Jeshua e delle mie amiche Eliana e Samira...sei in una botte di ferro!- mentre lo disse mi strinse dolcemente le braccia per rassicurarmi e mi calmai, rimasi comunque molto preoccupata.
-Mio padre arriva tra poco. Dai, non posso starti sempre accanto. Andrà tutto bene vedrai!- mi sorrise e sorrisi anche io rimandendo lo stesso tormentata da quella presenza ambigua che ci stava scrutando già da un pò, ma non riuscivo ancora a percepirla...

Così misi da parte quel foglio conservandolo con cura e osservai attentamente la mia stanza, non era più la stessa. Sentivo quell'alone di energia che pulsava lentamente nei muri appesantendo l'atmosfera, l'aria era più densa e quasi palpabile. Sentì scattare la serratura della porta d'ingresso e fece capolino mia madre con la spesa. Mi chiese se era andato tutto bene e se avessimo studiato. Le dissi di sì, che altro dovevo dirle?
Dopo cena e infilatami sotto le coperte guardai verso quell'angolo apparentemente vuoto sforzadomi di sorridere, immaginando come lui mi avrebbe visto, Jonathan, e spensi la luce.

Prima che mi addormentassi non sentì alcun rumore quella notte, ma dopo accadde qualcosa...
Aprì gli occhi e una luce fioca illuminò il mio corpo avvolto da un abito lungo e bianco, lasciandomi scoperte le dita dei piedi. Non so dove fossi sdraiata e una mano maschile prese delicatamente la mia e la sua pelle era scura, probabilmente era mulatto come me. Seguì il braccio e poi un corpo alto e robusto coperto da una lunga tunica orientale color miele e il viso...lo conoscevo. L'avevo visto forse in un'altra dimensione o in un'altra vita...
-Jeshua sei tu?...-le mie parole scivolarono dalle mie labbra commosse e i suoi grandi occhi verdi sorrisero e sommessamente rispose di sì. Si avvicinò Annaria vestita anche lei con un lungo abito porpora orientale e i suoi capelli erano infinitamente lunghi, il viso incorniciato da boccoli dai riflessi dorati e mi salutò.
Piansi...non so perchè ma piansi di felicità. Il mio cuore era pesante, colmo di quella serenità tanto agognata e ora ritrovata. Mi fecero sedere e dietro Jeshua c'era qualcuno che aspettava. Annaria rise e fece cenno a quel tipo di avanzare e farsi vedere. Un uomo dagli abiti eleganti color ghiaccio, probabilmente uscito da qualche oppieria del 1800, avanzò a passi lenti e i suoi occhi cerulei si posarono sui miei stranamente increduli. Indossava gli abiti di quando lo vidi per l'ultima volta prima che se ne andasse, i suoi capelli lunghi castani curati ricadevano delicatamente sulle sue grandi spalle e scivolarono in avanti non appena lui si chinò a baciarmi la mano.
-Jonathan...sei proprio tu amore mio.- gli dissi senza credere alle mie parole.
-Sì Shila. Sono proprio io.- La sua voce calda e profonda rimbalzò nello spazio indefinito e si sollevò mettendo in mostra ancor di più quegli occhi di cui, ai tempi, mi innamorai perdutamente.
Lo strinsi forte a me e da quel momento immagini di ricordi indefiniti riemersero nella mia mente, mostrandomi luoghi lontani di una civiltà movimentata e circondata da palazzi eleganti, carrozze, mercatini e botiques...Londra. Sì, ricordai.

Ma come dissi in precedenza, ogni cosa ha la sua parte oscura. Non immaginavo neanche che da lì a poco avrei dovuto cominciare a combattere la prima forza del male...

Casthia nella categoria diario, spirito, rito, purificazione

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Il mondo che non c'è

Vita parallela di una ragazza come tante, ma che ha il grande dono di vivere la magia come nessun'altro in questo mondo...

Chi sono

Utente: Casthia
Ricordo ancora quei suoi occhi, che brillavano di un verde smeraldo nella penombra della stanza da letto. Io, distrutta per il suo dolore mi tremavano le mani tra le sue. "Ricorda amore mio questo momento, gli Dei vi proteggeranno e se non ci permetteranno di incontrarci di nuovo sappi che non sarai mai sola. Ti inseguirò perchè sei il mio unico amore e rimarrai tale per sempre." All'alba il suo cuore cessò di battere stringendomi tra le braccia, qualche tempo dopo le nostre vite furono perseguitate da eventi incontrollabili e il mio amore non riuscì a mantenere la promessa. Mi chiamo Casthia e questo è il diario di una strega.


Ciò che amo

Amo il profumo del caffè al mattino;
amo il sole che sorge al mattino;
amo il profumo dei campi in estate;
amo il vento gelido che scuote gli alberi addormentati d'inverno;
amo il fatto che nonostante il male degli uomini stia rovindando la Terra, la Natura ci parli ancora...

Ciò che odio

Odio risvegliarmi da un sogno stupendo la mattina;
odio ogni tipo di violenza che si consuma;
odio l'ignoranza che spesso c'è nelle persone;
odio soffrire per amore;
odio dover essere molto spesso razionale e non poter ascoltare il mio cuore...

Penso che...

Vivere nella Natura fa di ogni momento un rituale.


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La morte non è solo oscurità ed oblio. E' anche il riposo dalle fatiche dell'esistenza fisica.


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