sabato, 17 gennaio 2009, ore 21:04
Il richiamo Accadde proprio ieri, cogliendomi impreparata come agli inizi..
Fu una notte lunga e disturbata, il sonno andava e veniva e i sogni si mischiavano coi suoni provenienti dall'esterno della casa. Tirava il vento, il mio elemento, che puntualmente rendeva irrequieto il mio animo con le sue gelide folate.
Dopo che il riscaldamento si spense la casa si freddò, eppure io non smettevo di sudare sotto le pesanti coperte.
Accesi la luce e cominciai a spogliarmi completamente, sentivo il sudore colare verso il seno ed il lenzuolo si attaccò al mio corpo faticando così a girarmi per trovare la giusta posizione per potermi addormentare.
Spensi la luce.
Forse mi addormentai, non so... Mi risvegliò il sudore che grondava dal mio petto senza aprire gli occhi.
Un ticchettìo arrivò flebile al mio orecchio e tesi l'udito per capire da dove mai venisse.
Qualcosa cadeva e attutiva sulle mie coperte, gocce...dall'alto.
Aprii lentamente gli occhi.
-Sehila... stavolta sarà davvero complicato fuggire.....-
E un essere umanoide dagli occhi insanguinati si avventò su di me ruggendo e squaciando il soffitto, inondandomi di un liquido dall'odore sanguigno.
Urlai a squarciagola lottando con tutte le mie forze per contrastare la potenza dell'essere che violentava il mio corpo strappandomi l'anima e... svanì.
Rimasi sola al centro del letto con la pelle umida che si raffreddava a contatto con l'aria della stanza. Realizzai cosa fosse successo, accesi di nuovo la luce e coi riccioli bagnati che mi paravano gli occhi alzai lo sguardo al soffitto, nulla era successo.
-Tutto bene? Perchè devi urlare nel bel mezzo della notte?!-
Mia madre si avvicinò alla porta della mia camera e assieme ad una luce flebile che veniva da un'altra stanza, potevo vedere la sua sagoma che si accingeva a premere la maniglia trovandola però bloccata.
-Ti sei chiusa dentro... Stai bene?!- continuò aumentando l'ansia nella sua voce.
-Sì è tutto ok. Era un incubo, tranquilla. Torna a dormire.-
Con voce rauca e la bocca secca non so che impressione feci a mia madre ma ritornò facilmente nel suo letto metre io, tremante, aspettai l'alba rannicchiata sotto le coperte.
Era un avvertimento, qualcosa di tremendo sarebbe accaduto da un momento all'altro ed io non sapevo cosa fare.
"Dopo tanto tempo che rimuginavo sul passato, dopo tanto tempo che ripensavo al bene che avevo fatto.. Dopo tanto tempo ero di nuovo sola e impreparata, ; impegni, responsabilità e fatiche della vita reale mi avevano distolto da tempo dai miei veri compiti. Ora devo ricominciare riunendo di nuovo i miei compagni..."
E mentre iniziai a pensare come avrei dovuto preparare l'incantesimo di occultamento, l'alba filtrò poco a poco dalle persiane e il Sonno mi prese cullandomi tra le sue braccia...
Casthia nella categoria riflessioni, spirito, paura, destino, maledizione, rito
giovedì, 18 dicembre 2008, ore 19:57
L'incontro
Il profumo di colonia impregnava ancora le lenzuola sfatte del letto e i miei lunghi capelli ricci ricadevano disordinatamente sui cuscini odorosi.
Morbide lenzuola di lino avvolgevano il mio corpo nudo e scomposto, schiusi lentamente gli occhi filtrando la forte luce del mattino che irrompeva nella stanza . Una grande finestra si spalancò affacciandosi su un vasto giardino rigoglioso nel cui centro troneggiava una fontana in pietra dalle sembianze leonine, facendo sgorgare copiosamente acqua limpida dalle fauci possenti.
Non capivo dove fossi mai capitata nonostante fluttuassero nella mia mente ricordi disordinati che oscuravano la ragione e qualcosa di umido scivolò lentamente sulle mie gambe, facendomi sussultare.
Alzai di scatto il lenzuolo e un rivolo di sangue fece capolino tra le cosce… e capì.
-Sheila… buongiorno.-
Alzai lo sguardo arrossendo di colpo e vidi Jonathan avvicinarsi ai piedi del letto e scostare le lenzuola per sedermi accanto, senza abiti il suo profumo era ancora più inebriante.
Sorrisi abbassando lo sguardo e dall’emozione non dissi una parola.
-Tranquilla, non ti preoccupare… Ricordi la mia dimora? Quante notti abbiamo passato qui rischiando di essere presi e puniti dalla mia famiglia…-
Scappò ad entrambi una risata e mentre la sua mano mi sfiorava il viso arrossito apparve di fronte a me una scala infinita, per non perdere l’equilibrio mi aggrappai al massiccio corrimano in legno di noce che si allungava lucido fino ad arricciarsi in fogliami lavorati finemente.
C’era grande confusione tra le mura della casa, le serve correvano da una stanza all’altra tirandosi dietro enormi tovaglie e candelabri ed una signora distinta gesticolava ansionsiosa roteando su sé stessa per seguire e gestire meglio le mansioni delle domestiche.
-Sheila! Avverti subito Mary Ellen dell’arrivo di suo cugino, non deve trovarsi impreparata poiché è un incontro molto importante per entrambi…-
-Abbiamo… un ospite?- risposi interdetta alla signora.
-Certo! E starà qui almeno 40 giorni e non guardarmi con quella faccia… Sarà qui fra poco. Sbrigatevi!-
Mi rigirai di scatto lasciandola alle sue grida verso le serve e percorsi l’altra rampa di scale, stando attenta a non inciampare nella lunga veste color miele e trovandomi dinanzi la porta della stanza di Mary Ellen bussai delicatamente. Un flebile “avanti” trapassò la porta e poco alla volta entrai nella stanza. Mary era già intenta a pettinare i suoi lunghi capelli ramati con l’aiuto di un’altra domestica che avrebbe dovuto essere assieme alle altre a riordinare la casa per l’ospite.
-Mary, tua madre mi ha mandato a dirti…-
-Sì, ho visto il corriere fermarsi proprio qui davanti e consegnarle una lettera- mi rispose senza voltare la testa e guardandomi con un ampio sorriso solo dal riflesso del grande specchio dorato posato davanti alla sua figura.
-Puoi andare assieme alle altre, Elisa, ti ringrazio.- disse alla ragazza che le finì di acconciare la folta chioma in splendidi boccoli lucenti che le ricadevano sulle esili spalle avvolte da un abito vermiglio che esaltava i suoi grandi occhi celesti… tanto grandi.
Mi sedetti accanto a lei ammirando il suo splendore, eravamo coetanee ma di gran lunga molto diverse. La sua pelle luminosa faceva invidia al candore della luna d’estate, risaltata dagli ondosi capelli ramati che ogni giorno risplendevano sempre più; mentre la mia pelle somigliante al caramello marcava fortemente i lineamenti del mio viso e i cupi riccioli ribelli ondeggiavano disordinati sulla mia schiena.
-Ma come mai tuo cugino è voluto venire a trovarvi con così poco preavviso?- le domandai quasi bisbigliando per essere sentita solo da lei.
-In verità è da tempo che i miei genitori parlottavano del suo arrivo, io spio! Ormai sono in età da marito e credono che lui sia la persona giusta…- disse saltellando verso uno scrigno posato su di un tavolino in ferro battuto e marmo accanto allo specchio, ne tirò fuori una lunga collana di perle che portò al collo.
-Abbiamo passato l’infanzia insieme e anche se io ero molto piccola ricordo ancora la sua bellezza!- ganciò la collana facendola posare poco sopra i seni formosi da giovane donna, ed io le sorrisi divertita per il suo entusiasmo.
-Non ha avvertito subito perché è fatto così, sfrontato! Poi ricordandosi che a mia madre non piacciono le sorprese si sarà deciso a mandare un messaggiero…-
Parlò continuando a guardarsi nello specchio e la madre irruppe improvvisamente nella stanza.
-Mary! Presto è arrivato sta fermando la sua carrozza nel viale. Non perdetevi in chiacchiere per Dio!- prese di scatto la mano della figlia ed io corsi con loro giù per lo scalone, cercando di non affannarmi troppo una volta che ero all’ingresso.
Ci dirigemmo verso l’elegante viale cosparso di finissima ghiaia e contornato da aiuole dai mille colori che il sole del pomeriggio faceva risaltare come non mai.
Io riordinai frettolosamente le pieghe del mio abito mentre Mary Ellen a mani conserte non smetteva di fissare eccitata la carrozza scura frenata da due enormi cavalli neri e lucenti.
-Jonathan!! Nipote mio, da quanto tempo… mio Signore! L’aria di Londra ti ha cresciuto benissimo!-
La madre di Mary corse a stringere tra le braccia un aitante giovane uomo dai lunghi capelli color mogano, e i riflessi ramati percorrevano le onde che creavano i suoi ricci.
-Zia Louise, non è l’aria di Londra… sono le comodità che mi hanno fatto crescere bene!- ridacchiò con la sua voce leggera e sensuale sfiorando con le labbra rosate lo zigomo della donna. Sì avvicinò poi a noi e con la coda degli occhi notai l’agitazione di Mary Ellen che non aspettava altro che un suo abbraccio.
Il grigio cenere del suo abito accompagnato dal candore della camicia che gli avvolgeva il collo, risaltava il colorito olivastro della pelle accentuando l’immenso azzurro dei suoi occhi.
-Tu dovresti essere la piccola grande Mary Ellen, già da ragazzino pensavo che saresti cresciuta con tanta bellezza e avevo ragione!- le prese piano la mano e con lo sguardo pendente sui seni le sfiorò il dorso con le labbra.
- Cugino, non posso dire lo stesso su di te se non mi guardi negli occhi…- rispose vivacemente sorprendendo il giovane uomo e sul volto gli si disegnò un sorriso di sfida.
Si avvicinò poi la madre Louise e la presentazione toccò a me.
-Lei invece è la nuova dama di compagnia di Mary, ti presento Sheila Lewis. E’ da poco che vive fra noi ma è come se facesse parte della famiglia da sempre, lei e Mary sono come sorelle.-
L’uomo non parlò subito, per pochi istanti ci guardammo negli occhi come folgorati da qualcosa di indescrivibile e accennò un sorriso dopo che ebbe notato un certo disagio negli occhi di Mary Ellen e della madre.
-Molto piacere, Sheila. Il mio nome invece è Jonathan Miller e... posso chiederti l’origine dei tuoi splendidi occhi neri?.- ripeté il gesto del baciamano come con Mary ma stavolta non distolse gli occhi dai miei.
-Il piacere è anche mio… ho origini medio-orientali poco definite quindi…-
-Perfetto! Non possiamo rimanere qui a prendere freddo, si avvicina il crepuscolo. Caro Jonathan entra a rilassarti e a prendere una tazza di the, il viaggio sarà stato stressante!- mi interruppe la madre che passandoci davanti ci fece staccare la mano l’uno dall’altra e ci indirizzò tutti dentro casa.
Mentre io preparavo l’infuso di the nella grande cucina in fondo alla casa, Mary imbandiva con squisiti dolcetti appena cucinati dai cuochi, un ampio piatto d’argento finemente lavorato e il suo sguardo inquisitorio non cessava di fissarmi.
Quei suoi occhi cosi grandi e cerulei si incupirono di gelosia e quasi potevo percepire i suoi pensieri torbidi che le affollavano la mente.
Cosa potevo fare? Come potevo uscirne? Le volevo bene e mai avrei tradito la nostra amicizia per nessuna ragione al mondo.
Ma quello sguardo continuò a perseguitarmi…
Casthia nella categoria amore, presentazione, paura, maledizione
sabato, 10 maggio 2008, ore 15:54
L'Isola Quella mattina mi svegliai sotto le note di Killing me softly dei Fugees. Sinceramente non avevo idea di cosa parlasse quella canzone, ma il suo ritmo mi catturava, malinconico e sensuale come il mio essere...
Spensi la sveglia del cellulare e mi alzai pesantemente dal letto immersa nel buio della stanza.
Con gli occhi impastati dal sonno cercai di intravedere la maniglia della finestra per poter spalancare poi le persiane e invadere tutto quanto con la luce intensa del mattino. Guardai di sfuggita l'orologio di legno decorato da rose intagliate posto sulla libreria di fronte al letto, 06:34, di nuovo in ritardo! La corriera non mi aspetterà stavolta, il solito autista penserà che me ne approfitto del suo buonismo.
Presa dall'agitazione corsi subito in bagno per lavarmi almeno il viso e sciacquarmi via quell'alone di stanchezza che non se ne voleva andare. Presi i primi vestiti che mi capitarono sotto mano e li indossai freneticamente, afferrai lo zaino senza badare se dentro ci fossero i libri giusti per le lezioni che avrei avuto quella mattina e mi lanciai fuori dalla stanza.
Oltre a me non c'era nessuno presente in casa, strano... Mia madre è sempre presente.
Varcai lentamente la soglia della porta della sala e molto perplessa notai che al posto del solito tavolo in legno bruno e antico dove posato sopra c'era sempre una tovaglietta bianca in pizzo con al centro un enorme cesto di frutta mista in ceramica, c'erano invece i banchi di scuola, biancastri e rigati dal troppo uso. La lavagna ancora umida di pulizia era posta di fianco alla televisione accesa su un canale irriconoscibile e alcuni miei compagni erano seduti ai propri posti, si divertivano a scambiarsi suonerie e nuovi giochi sul cellulare.
Elettra, la mia compagna di banco oltre ad Annaria, mi invita ad unirmi a loro con uno schiocco delle dita e un cenno del suo capo mentre gli altri sghignazzavano divertiti.
-No, meglio di no. Se mi vede mia madre...!- le risposi interdetta per quella situazione, mia madre poi dove era?
L'atmosfera era distorta e surreale, sentivo che era l'ora della ricreazione ma fuori dal salotto intravedevo solo l'angolo dell'ingresso con il ritratto di mia madre appeso e la porta della cucina semichiusa, eppure il chiasso degli studenti che finalmente si potevano svagare veniva da quella direzione...
All'improvviso però entrò nella stanza una figura misteriosa, una signora molto composta dai capelli dorati raccolti dolcemente sopra il capo indossava un'antica divisa scura e il suo corpo esile era strizzato da un bustino che amplificava il volume della gonna lunghissima che trascinava. I lineamenti erano delicati ma dall'espressione rigida e impenetrabile, con le braccia conserte all'altezza del ventre teneva solo sguardo dritto davanti a lei a testa alta come un militare in marcia e i suoi passi erano impercettibili poiché i miei occhi videro che la sua lunga veste non toccava mai terra.
Fece un giro attorno ai banchi volteggiando lentamente come un fantasma, il frastuono dei miei compagni cessò appena lei si avvicinò a loro e senza rendermene conto cercai di scappare da quella presenza rannicchiandomi sotto uno dei tavoli. Così fece anche una ragazza che prima di quel momento non avevo mai visto, una ragazzina delicata e gracile dai capelli biondi e crespi che le ricadevano disordinati sulle spalle strette.
La donna si accorse dei suoi movimenti bruschi e con una ferocia inaudita si scagliò sopra la sua figura esile strattonandola e picchiandola senza ritegno rendendo livida quella pelle così candida. Io rannicchiata sotto il tavolo inorridivo nel sentire quei colpi sordi che quelle mani non esitavano a infliggere su quella povera creatura agonizzante a terra. Poi la raddrizzò in piedi e nel farlo la prese per i capelli strappandone un'abbondante ciocca e nonostante il dolore che potesse provare, la ragazzina non emise fiato per tutto il tempo tenendo solo la testa china in segno di sottomissione.
La donna si ricompose senza mai lasciar sfuggire dalle dita quella ciocca dorata imperlata di sangue, prese sotto braccio la ragazzina e la trascinò con forza fuori dalla stanza.
Cercai di alzarmi in piedi nonostante ogni muscolo del mio corpo non ne volesse sapere dopo ciò a cui avevo assistito. Aggrappandomi al tavolo vidi che dei banchi, della lavagna e dei miei compagni non c'era più traccia. Le mie mani premevano la tovaglia di pizzo che mia madre lasciava sempre per intonarsi con le porcellane bianche che decoravano i mobili circostanti ed il mio sguardo tornò su quelle due figure che frettolosamente si dirigevano fuori dalla porta quando in quel attimo la donna esitò e di scatto puntò i suoi occhi sui miei facendomi fermare il cuore.
Le sue labbra rosate e sottili si schiusero lentamente lasciando scrivolare fuori una voce potente e rauca:
-Dovete confermare l'esistenza di un Isola!- e sparì cingendo per il collo quella ragazzina.
Sgusciai fuori dalle coperte e annaspando nel buio cercai subito l'interruttore della luce per poi smanettare tra i libri che avevo dentro lo zaino.
La mia vista era ancora annebbiata dal sonno ma non abbastanza per poter prendere il diario di scuola e scrivere quella frase che da lì a poco (forse) sarebbe stata dimenticata.
Sospirai pesantemente domandandomi cosa avrebbe voluto dire quella figura ambigua che prese il possesso del mio sogno.
Guardai di sfuggita l'orologio di legno posto sulla libreria di fronte al letto, 06:34, di nuovo in ritardo! La corriera non mi aspetterà stavolta.......
Casthia nella categoria sogno, spirito, paura, isola
martedì, 01 aprile 2008, ore 17:30
La Paura Non Dorme Mai Dubbi. Dubbi a non finire...
I giorni passavano ed io non ero sicura di aver fatto la scelta giusta. Nonostante avessi ritrovato la Fede in cui credere, qualcosa continuava a tormentarmi.... la Paura.
Un stato d'animo inspiegabile poiché non stava accadendo nulla di grave, fino a quei momenti.
Mi sentivo osservata continuamente e ogni gesto quotidiano diventò sofferente facendomi chiudere sempre di più in me stessa.
Una sera decisi di farmi un bagno rilassante immergendo oli essenziali profumatissimi nell'acqua quasi bollente, il vapore inondava l'intero ambiente appannando ogni cosa che incontrasse nel suo cammino. L'acqua scorreva copiosa dal rubinetto argenteo e bagnavo le mie dita a ritmo delle bollicine profumate che sgorgavano dolcemente dal velo dell'acqua che specchiava la mia figura, nuda e seduta a bordo della vasca bianca luminosa.
Mentre pian piano, sotto il movimento incessante dell''acqua crescevano immensi isolotti di schiuma candida, chiusi gli occhi lasciandomi trasportare da quei suoni ipnotici e l'aroma speziato che aleggiava nell'aria mi cullava, mi rassicurava e immergevo sempre di più le mie mani bagnandomi le braccia accompagnata da quel pizzicorio che l'acqua bollente lascia sulla pelle fredda e asciutta.
Non pensavo a niente, i turbamenti, i problemi della vita quotidiana, quella paura sconosciuta...era tutto sparito, c'era solo il buio.
Dall'oblio della mia mente sbucò all'improvviso un viso, era un uomo dai lineamenti fini e dal sorriso magnetico. I capelli corvini ricadevano sulle sue spalle nude, i suoi grandi occhi verdi non smettevano di guardarmi e desiderarmi. Tutto era in penombra e solo una piccola luce bluastra rischiarava il suo volto...
Spalancai gli occhi soffocando il respiro e chiusi con uno scatto l'acqua calda per poi riaprire subito il rubinetto dell'acqua fredda. Tremavo... Ma non per l'acqua gelida che sfioravo con le dita in quel momento, ma per ciò che avevo appena visto. Sarei mai riuscita a controllare le mie visioni in futuro?
Uscì a fatica dalla vasca dispiaciuta del fatto che abbandonavo quella culla così fluida e calorosa che avvolgeva il mio corpo ovunque e mi affrettai a coprirmi con l'asciugamano, prima che incominciassi a tremare dal freddo. Mentre mi apprestavo a immergere la mano per estrarre il tappo e svuotare la vasca un essere mostruoso si specchiò nell'acqua a fianco della mia figura. Lanciai un urlò con tutto il fiato che avevo in gola sparpagliando acqua su tutto il pavimento col gesto convulso della mia mano e l'esserino dagli occhi infuocati, il ghigno umano e malefico dai denti mostruosamente affilati somigliante ad un gatto dalla pelle raggrinzita e incrostata da chissà quali piaghe, rannicchiato sul bordo della vasca, svanì...Mi aggrappai al muro riprendendo fiato e accorse mia madre preoccupatissima e incredula per quello che avevo combinato. Mi ricoprì con l'asciugamano che un momento prima cadde a terra mentre io continuavo a fissare quel punto della vasca con occhi di una spiritata.
Il giorno dopo spiegai quanto era accaduto ad Annaria durante l'ora di ricreazione.
-Non ti preoccupare tanto...Li conosco quelli. Sono dei piccoli mostriciattoli mandati dai "Piani Alti" per spiarti e per spiare altre, diciamo così, new entry!- mi rispose ridacchiando tra un morso e l'altro dato alla sua brioche.
-Non ci trovo nulla da ridere! Mi sono spaventata a morte, poteva farmi del male...- le sibilai chinando la testa e girandola qua e là controllando che non ricomparisse all'improvviso.
-Stai tranquilla, non possono farti del male. Si può dire che sono esseri innocui, il loro compito è solo di spaventare e intimidire. Vogliono far cambiare strada a chi l'ha intrapresa, farti cambiare idea...capito?- mi guardò negli occhi e io le risposi annuendo dato che avevo la bocca piena per il panino che stavo gustando.
-Certo che è strano...Per quanto ne so sono rari da vedere, perché mai li hanno mandati da te?- si chiese dopo aver mandato giù l'ultimo boccone della brioche e così me lo domandai anche io.
-E chi sarebbero questi mandanti?- le chiesi ansiosa di sapere cosa si celava nell'altra dimensione.
-Non lo so precisamente...Eliana, mi ha spiegato che...in poche parole...le forze del bene e del male sono suddivise in piani. Hai presente l'Inferno di Dante? Una cosa simile... Ma non chiedermi cosa ci sia agli ultimi piani perché non ci voglio nemmeno pensare!- e le venne un brivido sulla schiena che non potè trattenere e quindi tacqui, pensando che forse un giorno le mie domande avrebbero trovato una risposta continuando ad andare avanti per la mia strada e portando a testa alta la Fede in cui credevo.
Jonathan non rimase chiuso in quel cerchio per tanto tempo. Ci furono notti in cui prima di addormentarmi lo sentivo respirare lentamente e tossire, mi alzavo di scatto verso l'angolo dove era imprigionato ma non vidi mai nulla...
L'astrale in quei periodi mi risultava molto confuso, la mia anima doveva ancora abituarsi a quel passaggio e quando il mattino dopo mi risvegliavo i ricordi si accavallavano uno con l'altro per poi sparire e non lasciare più traccia nella mia mente.
Un giorno dopo aver pranzato decisi di praticare il rito per liberare Jonathan da quella prigione, non aveva senso e anche se avevo paura di ciò che poteva fare, non era giusto trattare così il proprio spirito guida.
Quindi facendomi assistere a distanza da Anna praticai il rito. Ci volle poca roba: tre candele, fiammiferi, la formula personale scritta sul foglio, incenso o vegetale da sacrificare agli Dei e tanta Fede...
Controllai che mia madre fosse impegnata seriamente nelle faccende di casa e chiusi la porta a chiave.
Presi tutto l'occorrente e lo posai delicatamente a terra a debita distanza dal cerchio fatto in precedenza da Anna, ogni tanto alzavo lo sguardo per vedere se riuscivo ad intravedere una sagoma nell'aria... Niente.
Mi posizionai verso Est (punto cardinale coincidente col mio segno zodiacale, la Bilancia) accesi ogni candela; bianca in onore della Dea Luna, nera in onore del Dio Sole e rossa in quel caso per Jonathan Miller. Spensi il fiammifero e lo posai sul piattino di metallo che presi per raccogliere le eventuali ceneri dell'incenso da sacrificare.
Mi alzai scalza da terra e col cuore che martellava in petto presi il foglio poggiato sul letto dove, Annaria, qualche giorno prima mi trascrisse la formula del Cerchio di Protezione da usare per ogni incantesimo o rito importante che dovessi mai fare.
Presi fiato e cercai di concentrarmi il più possibile ad occhi chiusi faticando a star dritta, l'emozione mi appesantiva le gambe e il respiro tremava sempre di più...
Alzai la mano destra rivolgendo il palmo verso terra e lentamente cominciai a girare, per tre volte cercando di sentire il potere che mi sarebbe servito avvicinarsi e sfiorarmi la pelle per poi inondarmi il corpo e la mente in tutta la sua forza.
-Io ti evoco o Grande Cerchio di Potere...- la mia voce sottile a poco a poco divenne più sicura.
-Che in questo spazio i confini siano sciolti!..- le ginocchia smisero di tremare, una aura di forza cominciava a sprigionarsi in me per poi dirigersi dove io volevo.
-Buio e Luce siano uniti nel Mondo dell'Oltre!...- la mia voce sembrò tuonare in quel silenzio irreale rimbalzando poi su quei muri di energia che stavo creando intorno a me.
-Nel nome del Signore e della Signora! Al di sotto e al di sopra questo Cerchio è sigillato!-.
Riaprì gli occhi e trovai tutto come era prima, i muri non si intravedevano ma sentivo l'aria frizzare di potere e le candele allungarono la loro fiamma come segno che tutto era compiuto.
L'emozione non cessava di esistere in me e inginocchiandomi a terra impugnai il secondo fiammifero per poterlo accendere e successivamente avvicinai la fiamma all'incenso al gelsomino che come una piccola brace prese fuoco emanando un gradevole fumo speziato.
Chinai la testa e meditai. Dovevo cercare di percepire la presenza del mio spirito guida, la candela accesa in suo onore gli sarebbe servita come luce che lo guidava verso di me senza mai perdersi nell'oscurità del Mondo dell'Oltre...
Quando mi sentì pronta con tutto l'amore che avevo nel mio cuore lasciai scivolare dalle mie labbra queste parole, senza mai guardare la formula che personalmente avevo scritto:
Casthia nella categoria amore, sogno, paura, rito
Il mondo che non c'è
Vita parallela di una ragazza come tante, ma che ha il grande dono di vivere la magia come nessun'altro in questo mondo...Chi sono
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Ricordo ancora quei suoi occhi, che brillavano di un verde smeraldo nella penombra della stanza da letto. Io, distrutta per il suo dolore mi tremavano le mani tra le sue. "Ricorda amore mio questo momento, gli Dei vi proteggeranno e se non ci permetteranno di incontrarci di nuovo sappi che non sarai mai sola. Ti inseguirò perchè sei il mio unico amore e rimarrai tale per sempre."
All'alba il suo cuore cessò di battere stringendomi tra le braccia, qualche tempo dopo le nostre vite furono perseguitate da eventi incontrollabili e il mio amore non riuscì a mantenere la promessa.
Mi chiamo Casthia e questo è il diario di una strega.
Ciò che amo
Amo il profumo del caffè al mattino;Ciò che odio
Odio risvegliarmi da un sogno stupendo la mattina;Penso che...
La mia musica - i miei libri
Tutta la musica è bella, purchè sia emozionante e di QUALITA'!!Quello che ho fatto e scritto
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