isola | Il mondo che non c'è


sabato, 10 maggio 2008, ore 15:54

L'Isola

Quella mattina mi svegliai sotto le note di Killing me softly dei Fugees. Sinceramente non avevo idea di cosa parlasse quella canzone, ma il suo ritmo mi catturava, malinconico e sensuale come il mio essere...
Spensi la sveglia del cellulare e mi alzai pesantemente dal letto immersa nel buio della stanza.
Con gli occhi impastati dal sonno cercai di intravedere la maniglia della finestra per poter spalancare poi le persiane e invadere tutto quanto con la luce intensa del mattino. Guardai di sfuggita l'orologio di legno decorato da rose intagliate posto sulla libreria di fronte al letto, 06:34, di nuovo in ritardo! La corriera non mi aspetterà stavolta, il solito autista penserà che me ne approfitto del suo buonismo.
Presa dall'agitazione corsi subito in bagno per lavarmi almeno il viso e sciacquarmi via quell'alone di stanchezza che non se ne voleva andare. Presi i primi vestiti che mi capitarono sotto mano e li indossai freneticamente, afferrai lo zaino senza badare se dentro ci fossero i libri giusti per le lezioni che avrei avuto quella mattina e mi lanciai fuori dalla stanza.
Oltre a me non c'era nessuno presente in casa, strano... Mia madre è sempre presente.
Varcai lentamente la soglia della porta della sala e molto perplessa notai che al posto del solito tavolo in legno bruno e antico dove posato sopra c'era sempre una tovaglietta bianca in pizzo con al centro un enorme cesto di frutta mista in ceramica, c'erano invece i banchi di scuola, biancastri e rigati dal troppo uso. La lavagna ancora umida di pulizia era posta di fianco alla televisione accesa su un canale irriconoscibile e alcuni miei compagni erano seduti ai propri posti, si divertivano a scambiarsi suonerie e nuovi giochi sul cellulare.
Elettra, la mia compagna di banco oltre ad Annaria, mi invita ad unirmi a loro con uno schiocco delle dita e un cenno del suo capo mentre gli altri sghignazzavano divertiti.
-No, meglio di no. Se mi vede mia madre...!- le risposi interdetta per quella situazione, mia madre poi dove era?
L'atmosfera era distorta e surreale, sentivo che era l'ora della ricreazione ma fuori dal salotto intravedevo solo l'angolo dell'ingresso con il ritratto di mia madre appeso e la porta della cucina semichiusa, eppure il chiasso degli studenti che finalmente si potevano svagare veniva da quella direzione...
All'improvviso però entrò nella stanza una figura misteriosa, una signora molto composta dai capelli dorati raccolti dolcemente sopra il capo indossava un'antica divisa scura e il suo corpo esile era strizzato da un bustino che amplificava il volume della gonna lunghissima che trascinava. I lineamenti erano delicati ma dall'espressione rigida e impenetrabile, con le braccia conserte all'altezza del ventre teneva solo sguardo dritto davanti a lei a testa alta come un militare in marcia e i suoi passi erano impercettibili poiché i miei occhi videro che la sua lunga veste non toccava mai terra.
Fece un giro attorno ai banchi volteggiando lentamente come un fantasma, il frastuono dei miei compagni cessò appena lei si avvicinò a loro e senza rendermene conto cercai di scappare da quella presenza rannicchiandomi sotto uno dei tavoli. Così fece anche una ragazza che prima di quel momento non avevo mai visto, una ragazzina delicata e gracile dai capelli biondi e crespi che le ricadevano disordinati sulle spalle strette.
La donna si accorse dei suoi movimenti bruschi e con una ferocia inaudita si scagliò sopra la sua figura esile strattonandola e picchiandola senza ritegno rendendo livida quella pelle così candida. Io rannicchiata sotto il tavolo inorridivo nel sentire quei colpi sordi che quelle mani non esitavano a infliggere su quella povera creatura agonizzante a terra. Poi la raddrizzò in piedi e nel farlo la prese per i capelli strappandone un'abbondante ciocca e nonostante il dolore che potesse provare, la ragazzina non emise fiato per tutto il tempo tenendo solo la testa china in segno di sottomissione.
La donna si ricompose senza mai lasciar sfuggire dalle dita quella ciocca dorata imperlata di sangue, prese sotto braccio la ragazzina e la trascinò con forza fuori dalla stanza.
Cercai di alzarmi in piedi nonostante ogni muscolo del mio corpo non ne volesse sapere dopo ciò a cui avevo assistito. Aggrappandomi al tavolo vidi che dei banchi, della lavagna e dei miei compagni non c'era più traccia. Le mie mani premevano la tovaglia di pizzo che mia madre lasciava sempre per intonarsi con le porcellane bianche che decoravano i mobili circostanti ed il mio sguardo tornò su quelle due figure che frettolosamente si dirigevano fuori dalla porta quando in quel attimo la donna esitò e di scatto puntò i suoi occhi sui miei facendomi fermare il cuore.
Le sue labbra rosate e sottili si schiusero lentamente lasciando scrivolare fuori una voce potente e rauca:
-Dovete confermare l'esistenza di un Isola!- e sparì cingendo per il collo quella ragazzina.

Sgusciai fuori dalle coperte e annaspando nel buio cercai subito l'interruttore della luce per poi smanettare tra i libri che avevo dentro lo zaino.
La mia vista era ancora annebbiata dal sonno ma non abbastanza per poter prendere il diario di scuola e scrivere quella frase che da lì a poco (forse) sarebbe stata dimenticata.
Sospirai pesantemente domandandomi cosa avrebbe voluto dire quella figura ambigua che prese il possesso del mio sogno.

Guardai di sfuggita l'orologio di legno posto sulla libreria di fronte al letto, 06:34, di nuovo in ritardo! La corriera non mi aspetterà stavolta.......

Casthia nella categoria sogno, spirito, paura, isola

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Il mondo che non c'è

Vita parallela di una ragazza come tante, ma che ha il grande dono di vivere la magia come nessun'altro in questo mondo...

Chi sono

Utente: Casthia
Ricordo ancora quei suoi occhi, che brillavano di un verde smeraldo nella penombra della stanza da letto. Io, distrutta per il suo dolore mi tremavano le mani tra le sue. "Ricorda amore mio questo momento, gli Dei vi proteggeranno e se non ci permetteranno di incontrarci di nuovo sappi che non sarai mai sola. Ti inseguirò perchè sei il mio unico amore e rimarrai tale per sempre." All'alba il suo cuore cessò di battere stringendomi tra le braccia, qualche tempo dopo le nostre vite furono perseguitate da eventi incontrollabili e il mio amore non riuscì a mantenere la promessa. Mi chiamo Casthia e questo è il diario di una strega.


Ciò che amo

Amo il profumo del caffè al mattino;
amo il sole che sorge al mattino;
amo il profumo dei campi in estate;
amo il vento gelido che scuote gli alberi addormentati d'inverno;
amo il fatto che nonostante il male degli uomini stia rovindando la Terra, la Natura ci parli ancora...

Ciò che odio

Odio risvegliarmi da un sogno stupendo la mattina;
odio ogni tipo di violenza che si consuma;
odio l'ignoranza che spesso c'è nelle persone;
odio soffrire per amore;
odio dover essere molto spesso razionale e non poter ascoltare il mio cuore...

Penso che...

Vivere nella Natura fa di ogni momento un rituale.


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La morte non è solo oscurità ed oblio. E' anche il riposo dalle fatiche dell'esistenza fisica.


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I miei libri e autori preferiti sono: Shakespeare - La ragazza con l'orecchino di perla - Edgar A. Poe - Dracula - Marion Zimmer Bradley con il Ciclo di Avalon.

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