La Paura Non Dorme Mai | Il mondo che non c'è


martedì, 01 aprile 2008, ore 17:30

La Paura Non Dorme Mai

Dubbi. Dubbi a non finire...

I giorni passavano ed io non ero sicura di aver fatto la scelta giusta. Nonostante avessi ritrovato la Fede in cui credere, qualcosa continuava a tormentarmi.... la Paura.
Un stato d'animo inspiegabile poiché non stava accadendo nulla di grave, fino a quei momenti.
Mi sentivo osservata continuamente e ogni gesto quotidiano diventò sofferente facendomi chiudere sempre di più in me stessa.
Una sera decisi di farmi un bagno rilassante immergendo oli essenziali profumatissimi nell'acqua quasi bollente, il vapore inondava l'intero ambiente appannando ogni cosa che incontrasse nel suo cammino. L'acqua scorreva copiosa dal rubinetto argenteo e bagnavo le mie dita a ritmo delle bollicine profumate che sgorgavano dolcemente dal velo dell'acqua che specchiava la mia figura, nuda e seduta a bordo della vasca bianca luminosa.
Mentre pian piano, sotto il movimento incessante dell''acqua crescevano immensi isolotti di schiuma candida, chiusi gli occhi lasciandomi trasportare da quei suoni ipnotici e l'aroma speziato che aleggiava nell'aria mi cullava, mi rassicurava e immergevo sempre di più le mie mani bagnandomi le braccia accompagnata da quel pizzicorio che l'acqua bollente lascia sulla pelle fredda e asciutta.
Non pensavo a niente, i turbamenti, i problemi della vita quotidiana, quella paura sconosciuta...era tutto sparito, c'era solo il buio.
Dall'oblio della mia mente sbucò all'improvviso un viso, era un uomo dai lineamenti fini e dal sorriso magnetico. I capelli corvini ricadevano sulle sue spalle nude, i suoi grandi occhi verdi non smettevano di guardarmi e desiderarmi. Tutto era in penombra e solo una piccola luce bluastra rischiarava il suo volto...
Spalancai gli occhi soffocando il respiro e chiusi con uno scatto l'acqua calda per poi riaprire subito il rubinetto dell'acqua fredda. Tremavo... Ma non per l'acqua gelida che sfioravo con le dita in quel momento, ma per ciò che avevo appena visto. Sarei mai riuscita a controllare le mie visioni in futuro?


Uscì a fatica dalla vasca dispiaciuta del fatto che abbandonavo quella culla così fluida e calorosa che avvolgeva il mio corpo ovunque e mi affrettai a coprirmi con l'asciugamano, prima che incominciassi a tremare dal freddo. Mentre mi apprestavo a immergere la mano per estrarre il tappo e svuotare la vasca un essere mostruoso si specchiò nell'acqua a fianco della mia figura. Lanciai un urlò con tutto il fiato che avevo in gola sparpagliando acqua su tutto il pavimento col gesto convulso della mia mano e l'esserino dagli occhi infuocati, il ghigno umano e malefico dai denti mostruosamente affilati somigliante ad un gatto dalla pelle raggrinzita e incrostata da chissà quali piaghe, rannicchiato sul bordo della vasca, svanì...Mi aggrappai al muro riprendendo fiato e accorse mia madre preoccupatissima e incredula per quello che avevo combinato. Mi ricoprì con l'asciugamano che un momento prima cadde a terra mentre io continuavo a fissare quel punto della vasca con occhi di una spiritata.
Il giorno dopo spiegai quanto era accaduto ad Annaria durante l'ora di ricreazione.
-Non ti preoccupare tanto...Li conosco quelli. Sono dei piccoli mostriciattoli mandati dai "Piani Alti" per spiarti e per spiare altre, diciamo così, new entry!- mi rispose ridacchiando tra un morso e l'altro dato alla sua brioche.
-Non ci trovo nulla da ridere! Mi sono spaventata a morte, poteva farmi del male...- le sibilai chinando la testa e girandola qua e là controllando che non ricomparisse all'improvviso.
-Stai tranquilla, non possono farti del male. Si può dire che sono esseri innocui, il loro compito è solo di spaventare e intimidire. Vogliono far cambiare strada a chi l'ha intrapresa, farti cambiare idea...capito?- mi guardò negli occhi e io le risposi annuendo dato che avevo la bocca piena per il panino che stavo gustando.
-Certo che è strano...Per quanto ne so sono rari da vedere, perché mai li hanno mandati da te?- si chiese dopo aver mandato giù l'ultimo boccone della brioche e così me lo domandai anche io.
-E chi sarebbero questi mandanti?- le chiesi ansiosa di sapere cosa si celava nell'altra dimensione.
-Non lo so precisamente...Eliana, mi ha spiegato che...in poche parole...le forze del bene e del male sono suddivise in piani. Hai presente l'Inferno di Dante? Una cosa simile... Ma non chiedermi cosa ci sia agli ultimi piani perché non ci voglio nemmeno pensare!- e le venne un brivido sulla schiena che non potè trattenere e quindi tacqui, pensando che forse un giorno le mie domande avrebbero trovato una risposta continuando ad andare avanti per la mia strada e portando a testa alta la Fede in cui credevo.

Jonathan non rimase chiuso in quel cerchio per tanto tempo. Ci furono notti in cui prima di addormentarmi lo sentivo respirare lentamente e tossire, mi alzavo di scatto verso l'angolo dove era imprigionato ma non vidi mai nulla...
L'astrale in quei periodi mi risultava molto confuso, la mia anima doveva ancora abituarsi a quel passaggio e quando il mattino dopo mi risvegliavo i ricordi si accavallavano uno con l'altro per poi sparire e non lasciare più traccia nella mia mente.
Un giorno dopo aver pranzato decisi di praticare il rito per liberare Jonathan da quella prigione, non aveva senso e anche se avevo paura di ciò che poteva fare, non era giusto trattare così il proprio spirito guida.
Quindi facendomi assistere a distanza da Anna praticai il rito. Ci volle poca roba: tre candele, fiammiferi, la formula personale scritta sul foglio, incenso o vegetale da sacrificare agli Dei e tanta Fede...
Controllai che mia madre fosse impegnata seriamente nelle faccende di casa e chiusi la porta a chiave.
Presi tutto l'occorrente e lo posai delicatamente a terra a debita distanza dal cerchio fatto in precedenza da Anna, ogni tanto alzavo lo sguardo per vedere se riuscivo ad intravedere una sagoma nell'aria... Niente.
Mi posizionai verso Est (punto cardinale coincidente col mio segno zodiacale, la Bilancia) accesi ogni candela; bianca in onore della Dea Luna, nera in onore del Dio Sole e rossa in quel caso per Jonathan Miller. Spensi il fiammifero e lo posai sul piattino di metallo che presi per raccogliere le eventuali ceneri dell'incenso da sacrificare.
Mi alzai scalza da terra e col cuore che martellava in petto presi il foglio poggiato sul letto dove, Annaria, qualche giorno prima mi trascrisse la formula del Cerchio di Protezione da usare per ogni incantesimo o rito importante che dovessi mai fare.
Presi fiato e cercai di concentrarmi il più possibile ad occhi chiusi faticando a star dritta, l'emozione mi appesantiva le gambe e il respiro tremava sempre di più...
Alzai la mano destra rivolgendo il palmo verso terra e lentamente cominciai a girare, per tre volte cercando di sentire il potere che mi sarebbe servito avvicinarsi e sfiorarmi la pelle per poi inondarmi il corpo e la mente in tutta la sua forza.
-Io ti evoco o Grande Cerchio di Potere...- la mia voce sottile a poco a poco divenne più sicura.
-Che in questo spazio i confini siano sciolti!..- le ginocchia smisero di tremare, una aura di forza cominciava a sprigionarsi in me per poi dirigersi dove io volevo.
-Buio e Luce siano uniti nel Mondo dell'Oltre!...- la mia voce sembrò tuonare in quel silenzio irreale rimbalzando poi su quei muri di energia che stavo creando intorno a me.
-Nel nome del Signore e della Signora! Al di sotto e al di sopra questo Cerchio è sigillato!-.
Riaprì gli occhi e trovai tutto come era prima, i muri non si intravedevano ma sentivo l'aria frizzare di potere e le candele allungarono la loro fiamma come segno che tutto era compiuto.
L'emozione non cessava di esistere in me e inginocchiandomi a terra impugnai il secondo fiammifero per poterlo accendere e successivamente avvicinai la fiamma all'incenso al gelsomino che come una piccola brace prese fuoco emanando un gradevole fumo speziato.
Chinai la testa e meditai. Dovevo cercare di percepire la presenza del mio spirito guida, la candela accesa in suo onore gli sarebbe servita come luce che lo guidava verso di me senza mai perdersi nell'oscurità del Mondo dell'Oltre...
Quando mi sentì pronta con tutto l'amore che avevo nel mio cuore lasciai scivolare dalle mie labbra queste parole, senza mai guardare la formula che personalmente avevo scritto:


Dei della Notte e del Giorno
Ascoltate la mia preghiera
Chiedo perdono per il solo dono che ho da sacrificarvi
Vi chiedo di infondere in me il vostro potere
per liberare il mio amore
da questo cerchio di prigione
Che possa essere svincolato
e stare al mio fianco
Ogni giorno e ogni notte
In questa vita e nell'altra
Per sempre

Attesi....

Le fiamme delle candele degli Dei cominciarono a vorticare sempre più velocemente, cercai di allontanarmi un poco evitando di distruggere il cerchio creato da poco. Temevo che accadesse qualcosa che non sapevo gestire e le fiamme di colpo si arrestarono. Nessun rumore, nessun suono raggiunse le mie orecchie in quell'attimo.
I miei occhi spalancati non smisero un attimo di fissare quelle candele che non versarono mai una goccia di cera nonostante si fossero esageratamente consumate.
La candela per Jonathan non si mosse per un certo tempo e quando ormai persi le speranze, poiché del potere che avevo chiesto non ne sentivo traccia in nessuna parte del corpo, la fiamma si agitò come se qualcuno volesse spegnerla mentre le altre rimasero immobili e capì che Jonathan aveva trovato la strada ed era libero!
Sorrisi con tutto il mio cuore e non smisi mai di ringraziare gli Dei di ciò che mi avevano permesso di fare...
Dopo essermi ripresa un poco dall'agitazione recitai la formula di scioglimento del Cerchio di Potere e spensi le candele, lasciando che l'incenso continuasse a bruciare e a inondare la stanza di gelsomino.
Mi stesi sul letto presa da un colpo di sonno che mi arrivò improvvisamente, avevo speso molta energia nel praticare quel rito e il mio sonno fu accompagnato da strane visioni...

Mi ritrovai in un enorme distesa di erba dal colore vivace. Era un campo incolto e vestita (di nuovo) di un abito lungo e bianco mi incamminai a piedi nudi tra i fili d'erba. Il terreno era umido, come se fosse piovuto da poco ma i piedi non si bagnavano; vagavo in quel campo senza una meta ma un senso che non riuscivo a percepire mi guidava verso una determinata direzione.
I miei capelli corvini erano straordinariamente più lunghi e i ricci svolazzavano leggeri nell'aria tiepida che scuoteva i fili d'erba che calpestavo.
Il campo si interruppe subito con la presenza di un ampio fiume che scorreva velocemente nel suo letto, mi sporsi un poco per osservare l'acqua rigogliosa e limpida che scivolava verso un punto molto lontano e rimasi perplessa nel vedere che la mia figura non si specchiava.
Ad un tratto l'acqua divenne torbida e male odorante spezzandomi il fiato, dovetti coprirmi il naso con una mano per cercare di sopportare tale odore. Feci per andarmene quando da lontano vidi che il fiume portava con sé qualcosa che incombente si avvicinava a me.
Non riuscii a credere ciò a cui stavo assistendo. Migliaia di corpi umani senza vita galleggiavano urtandosi tra di loro in tutto il fiume. Corpi martoriati da chissà quali torture e irriconoscibili uscivano dall'acqua a ritmo delle onde che si facevano sempre più minacciose.
Piansi perché non capivo, piansi perché ne soffrivo...
Tra i corpi consumati ne riconobbi uno che nella vita reale non sarei mai riuscita a fare. Era una donna giovane e dalle vesti antiche, dai polsi violacei uscivano da sotto le vesti scure graziosi merletti di pizzo biancastri e il petto era sostenuto da un bustino ottecentesco ormai sgualcino e sbiadito. Il suo viso era paonazzo e incorniciato da boccoli dorati trattenuti malamente da ricche spille argentate.
Il suo corpo urtò leggermente contro la sponda avvicinandosi a me e io guardai il suo viso da bambola sforzandomi di ricordare dove l'avessi già vista.
Spalancò gli occhi e il mio cuore sussultò dal terrore che straripò nelle mie vene. Mi scrutò con quei enormi occhi chiari che aveva. Quel difetto...poche persone lo hanno ma io continuavo a non ricordare chi fosse quella ragazza dagli occhi così grandi.
Cercai di indietreggiare per allontanarmi da quello sguardo malefico ma le mie gambe non obbedirono.
Caddai all'indietro ansimando dalla paura che mi contorceva l'anima, volevo chiedere aiuto e chi mi avrebbe ascoltato in quel luogo abbandonato da tutti?
La giovane donna si mosse, si alzò dalle acque gocciolando acqua putrida arrampicandosi su per la sponda del fiume per potermi raggiungere... Vidi per primo le mani scheletriche tastare la terra che bruciò ad ogni suo tocco poi la sua testa emerse presa da convulsioni nauseanti e i suoi occhi così grandi puntarono i miei. In quell'attimo fu come se mi tagliasse l'anima provocandomi un dolore tanto acuto al cuore da farmi urlare talmente forte che lo feci anche da sveglia.
Vidi la mia amica Annaria che mi guardava negli occhi in lacrime e mi strinse forte nel suo abbraccio così dolce aiutandomi a calmare il mio tremore..
Mi raggomitolai tra le sue braccia quando notai che avevo ancora indosso quell'ambiguo abito bianco del sogno.
Non sono ancora sveglia! Alzai di scatto lo sguardo e vidi Jeshua che mi fissava sofferente e dispiaciuto, si avvicinò poco dopo Jonathan che mi divincolò dall'abbraccio della mia amica per potermi stringere al posto suo, era agitato e impaurito quanto me....
-Dobbiamo proteggervi! Non c'è tempo da perdere...- tuonò Jeshua togliendosi frettolosamente la lunga tunica orientale che aveva lasciando scoperte le braccia ambrate e possenti.
-Siete in pericolo, quella donna che hai visto cercherà di farvi del male!- ci disse Annaria disperata e in lacrime, era ancora inginocchiata dove poco prima mi abbracciava.
-Io non...capisco...- ancora frastornata da tutto l'accaduto non riuscivo nemmeno ad esprimermi e di certo loro non mi aiutavano.
-Temevo che una cosa simile potesse accadere, amore. Non c'è tempo per sapere, fidiamoci di loro e poi ricorderai tutto e saremo più forti!- mi sussurrò Jonathan mentre mi stringeva sempre più forte a sé e le sue labbra sfioravano i miei capelli umidi di sudore.

Avevo paura perché non capivo, avevo paura per quello che sarebbe successo, avevo paura per la mia vita e per la mia anima...
Singhiozzavo senza controllo tra le braccia del mio amore ritrovato e nonostante tutto non mi sentivo protetta. Jeshua e Annaria si stavano preparando per un incantesimo...forse ci avrebbe protetti...forse ci avrebbe rafforzato e resi più liberi.
Ma di certo non ci avrebbe allontanato da presenze ostili che da quel momento non ci diedero più pace...

Casthia nella categoria amore, sogno, paura, rito

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Il mondo che non c'è

Vita parallela di una ragazza come tante, ma che ha il grande dono di vivere la magia come nessun'altro in questo mondo...

Chi sono

Utente: Casthia
Ricordo ancora quei suoi occhi, che brillavano di un verde smeraldo nella penombra della stanza da letto. Io, distrutta per il suo dolore mi tremavano le mani tra le sue. "Ricorda amore mio questo momento, gli Dei vi proteggeranno e se non ci permetteranno di incontrarci di nuovo sappi che non sarai mai sola. Ti inseguirò perchè sei il mio unico amore e rimarrai tale per sempre." All'alba il suo cuore cessò di battere stringendomi tra le braccia, qualche tempo dopo le nostre vite furono perseguitate da eventi incontrollabili e il mio amore non riuscì a mantenere la promessa. Mi chiamo Casthia e questo è il diario di una strega.


Ciò che amo

Amo il profumo del caffè al mattino;
amo il sole che sorge al mattino;
amo il profumo dei campi in estate;
amo il vento gelido che scuote gli alberi addormentati d'inverno;
amo il fatto che nonostante il male degli uomini stia rovindando la Terra, la Natura ci parli ancora...

Ciò che odio

Odio risvegliarmi da un sogno stupendo la mattina;
odio ogni tipo di violenza che si consuma;
odio l'ignoranza che spesso c'è nelle persone;
odio soffrire per amore;
odio dover essere molto spesso razionale e non poter ascoltare il mio cuore...

Penso che...

Vivere nella Natura fa di ogni momento un rituale.


Pasticcigrafici - Stexillusion's



La morte non è solo oscurità ed oblio. E' anche il riposo dalle fatiche dell'esistenza fisica.


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