Il mondo che non c'è


domenica, 06 gennaio 2008, ore 14:54

Il Primo Guardiano

Ero ormai abituata a starmene sola in casa, da quando mia zia Nadra fu bandita dal Villaggio per essere stata giudicata ostile alla Comunità per aver praticato magia nera e per aver attentato all'incolumità della Somma Sacerdotessa. Negli ultimi periodi era uscita di senno, aveva deciso di accudirmi e farmi da madre da quando i miei veri genitori furono aggrediti, depredati e uccisi nel loro pellegrinaggio nel deserto. Io, figlia unica e ancora bambina non seppi nulla fino all'età della pubertà quando nel cuore della notte visioni spaventose mi fecero capire il vero destino a cui andarono incontro. Mia zia è sempre stata al mio fianco amandomi e crescendomi come la sua figlia mai nata, poiché la Dea non le ha mai permesso di giovare del dono della fertilità.

Rafael invece divenne come un fratello per me, uniti da un destino strano che a sua volta lo legava a Nadra la quale era l'amante del padre da tempo vedovo. Un amore dannato che li mise in cattiva luce per il fatto che, si diceva, fosse alimentato dalle pratiche oscure della donna.

Nadra ultimamente sembrava esser stata impossessata dalle creature con cui si giostrava periodicamente, io fortunatamente ne rimasi ben lontana e lei faceva sempre in modo di non turbare il mio animo praticando le sue "voglie" al di fuori della nostra casa. Rafael col suo carattere mite e particolarmente introverso scolpito negli anni a causa di questi pettegolezzi, apriva il suo cuore e rischiarava il suo animo solo in mia presenza e divertito anche dal fatto che io riuscissi a star bene in sua compagnia nonostante fossi una bimba e quasi dieci anni di differenza ci dividessero.
Una differenza che col passare del tempo divenne sempre più pesante da sopportare, facendoci maturare e allontanare un poco da quel rapporto così forte che ci univa.
I suoi abbracci erano incerti, il suo sorriso malinconico, i suoi gesti tanto schivi che solo io riuscivo a notare mentre lo guardavo conversare dall'uscio della mia porta socchiusa, con Taher e il padre anziano seduto sulla panca del viale deserto sorseggiando del the insieme.

Passarono quasi due Lune da quando arrivò lo Straniero nel nostro Villaggio e per tutto questo periodo non si fece quasi mai vedere, poiché la Somma Sacerdotessa diede l'ordine di non disturbarlo per riprendere al meglio la sua forma fisica e guarire dal trauma del lungo viaggio da quella terra che ancora non aveva un nome. Cercai così di evitare ogni giorno di andare alla fonte sacra dirigendomi invece verso la fonte comune del Villaggio. Usciva ogni tanto per fare qualche passo per le vie, che si diramavano tra le casupole modeste degli abitanti con al fianco la Somma Sacerdotessa che lo teneva sotto braccio e tutti si stupivano del fatto che non fosse protetta dalle altre Sacerdotesse Vergini.

Il dubbio fu tolto alla comunità poco prima dei festeggiamenti del Solstizio d'Estate radunandoci tutti nel grande atrio del Tempio Sacro. Aspettai che venisse Rafael a bussarmi alla porta per poter andare insieme e nel tragitto lo aiutai ad accompagnare il povero padre consumato inesorabilmente dalla vecchiaia.
Da quando Nadra fu cacciata era come se si fosse portata con sé il suo amore e la sua giovinezza assieme alle sue dannazioni.
Il Tempio pullulava di gente che mormorava, borbottava e si stupiva del fatto che non fossimo nel Giardino degli Dei a festeggiare come si deve il Solstizio..
-Avrà una buona ragione per farci stare in groppa uno con l'altro in un posto così…!-
Sbottò Taher urtando la spalla di Rafael per farsi ascoltare nonostante gli fosse addosso, di rimando lo zittì bruscamente e Taher soffocò una risata. Per tutto il tempo Rafael rimase in silenzio, tenendo la mano di suo padre assorto in chissà quali pensieri.
Dopo poco entrarono una dietro l'altra con passi leggeri le Vergini dai candidi abiti bianchi che sfioravano il pavimento, seguite poi dalle Sacerdotesse contraddistinte dagli abiti turchesi allacciati in vita da ampi nastri color cobalto. Si distribuirono tutte attorno all'altare allestito in onore degli Dei e solo quando posai gli occhi su di esso arrivò alle mie narici un intenso profumo d'incenso che le Sacerdotesse da poco avevano accesso.
Il mormorio della sala sparì non appena varcò la soglia la Somma Sacerdotessa, l'abito blu come la notte dai cangianti purpurei, il nastro bianco come la Luna legato in vita e il mantello anch'esso color della notte la faceva spiccare tra le altre e risaltata dalle massiccie pareti perlate del Tempio. Si pose lentamente di fronte al grande altare in pietra che troneggiava di fronte alla folla, in cui tra l'incastro di pietre si trovava la Fiamma Sacra che non doveva essere mai spenta e con l'avvicinarsi di Colei Che Rappresenta Gli Dei In Questo Mondo cominciò ad ardere più intensamente come se respirasse il suo grande potere.
L’espressione solenne e immobile si impresse nei nostri occhi mentre con circospezione osservava l’intero atrio del Tempio, come se volesse guardarci uno ad uno dentro l’anima. Premette i palmi sul piano delle offerte dell’ altare come se volesse aiutarsi a reggere il proprio peso e incorrere nell’aiuto della Fiamma Sacra per riuscire a pronunciare le parole di quel discorso tanto importante e sofferto per la Comunità.
Un barlume di malinconia mi sembrò di percepire nei suoi occhi qualche istante prima che parlasse e cercai conferma nello sguardo di Rafael che però non distolse mai dalla Somma Sacerdotessa.
–Il Solstizio d’Estate è ormai giunto e quasi in corrispondenza di esso giunge al nostro Villaggio un segno. Ciò ci porta speranza, forza e protezione poiché siamo una Comunità piccola e da poco nata tra l’immenso Mediterraneo e i margini del grande deserto. Da tempo i miei sogni sono popolati da demoni scrutatori che si accingono ad oscurare la nostra esistenza ma ora…i demoni badano bene a non scansarsi dalla Luce e non dobbiamo più temere…-
L’espressione grave della Sacerdotessa si rilassò in uno sguardo luminoso e con un gesto lento e altezzoso della mano, invitò accanto a sé qualcuno che nell’atrio non era presente. Poco ci fu d’aspettare, poiché dopo pochi istanti alle nostre spalle due Sacerdotesse che da poco avevano preso i voti spalancarono le porte del Tempio e la brezza della sera accompagnò dentro una figura ambigua che faticai a riconoscere.
Al ritmo dei suoi passi lenti e leggiadri danzava il suo lungo goftan color della sabbia che slanciava la sua figura rendendolo quasi regale se non fosse per quel abito modesto che indossava e l’unica cosa preziosa che aveva luccicava vivamente sul dito medio della mano sinistra, un grande anello d’oro che racchiudeva nel suo cuore uno stupendo rubino. E forse ci si chiedeva come un oggetto così prezioso fosse nelle mani di quell’uomo così misterioso e umile, ben diverso da come si era visto rantolare sulla sabbia al suo arrivo…
-Lo straniero!..- si vociferava tra la piccola folla e più si avvicinava verso l’altare e più sentivo il mio cuore sussultare dato che ero tra le prime file, sperando che nessuno potesse notare l'agitazione che mi avvampava al viso.
Lo Straniero si mise al fianco della Somma Sacerdotessa, dopo un vistoso inchino al suo cospetto e i suoi grandi occhi verdi saettavano nervosamente da un angolo all’altro del Tempio, cercando di non incrociare gli sguardi dei presenti e per un uomo massiccio e autoritario come lui faceva impressione tanta timidezza.
–Dopo un lungo periodo di riposo del nostro ospite per poter riacquistare le forze, ho deciso che farà parte della nostra Comunità, poiché… -esitò la Somma Sacerdotessa nel sentire lo stupore che aleggiava tra gli abitanti.
- …Lui è il Segno e lui ci sosterrà nella nostra esistenza al Villaggio. E siccome il suo vero nome non arriva ad essere pronunciato nella nostra lingua…- voltò il capo verso di lui e con un cenno lo invitò a parlare.
– Il mio nome per voi è Jeshua-. Scandito e senza esitazioni il suo nome echeggiò tra le mura del Tempio e trattenni il respiro mentre guardavo le sue labbra schiudersi nel pronunciare quelle parole, la sua voce profonda e melodica risuonava nella mia mente e faticai tanto a frenare visioni di lui inaspettate e di cui non volevo sapere niente. Mi aiutò a ritornare al reale la frase della Somma Sacerdotessa…
-Jeshua sarà il Primo Guardiano votato agli Dei, al Tempio e a Me!-
Le sue parole risuonarono a noi tutti come imponenti rintocchi di campane lasciandoci sbigottiti e increduli per la cieca fiducia che la Somma Sacerdotessa riponeva in quell’uomo, ma alla fine sapevamo che se era Lei ad assicurare il bene di tutti, dapprima erano stati gli Dei stessi a deciderlo.
-Ma per un Primo Guardiano che si rispetti – proseguì la Somma in tono pacato e con un lieve sorriso sulle labbra, -devono esserci altri due guardiani che Jeshua dopo un duro addestramento prenderà al suo fianco per proteggerci. A chiunque di voi sta la libera scelta e il grande coraggio di far parte del Trio dei Guardiani degli Dei.-
Tra i presenti si alzò impavido l’unica persona che non avrei mai immaginato che potesse farlo.
–Mia Signora se mi concedete questo privilegio, sarò lieto di affrontare ogni tipo di difficoltà e di addestramento. Sarò degno!-.
Jeshua scambiò per la prima volta lo sguardo con Rafael, come di sfida. Io seduta accanto a lui notai solo allora quanto potessero assomigliarsi nei gesti, nel fisico, negli occhi verdi che avevano entrambi. In quel attimo Rafael mise in mostra l’uomo che era diventato e non l’avrei più visto come il ragazzino che mi consolava nei momenti di paura o mi rallegrava nei momenti di solitudine…
-Sarai sicuramente degno figlio mio e l’addestramento inizierà all’alba dell’indomani, preparati e che gli Dei ti assistano- così la Somma Sacerdotessa congedò dolcemente e con soddisfazione Rafael che di rimando inchinò il capo al quel gesto di ringraziamento della mano che accompagnò la sua frase.
La Signora poi scrutò la folla senza affievolire il suo sorriso e sommessamente disse –Io so chi sarà il prossimo Guardiano e sarà colui che lo meriterà più di tutti…-
Chi potrà mai essere? Pensai guardandomi intorno e osservando Rafael soddisfatto e timoroso della sua scelta. Nulla mi balenò nella mente, solo la mia stessa voce... Già, chi sarà mai!...

Casthia nella categoria storia, fantastica

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Il mondo che non c'è

Vita parallela di una ragazza come tante, ma che ha il grande dono di vivere la magia come nessun'altro in questo mondo...

Chi sono

Utente: Casthia
Ricordo ancora quei suoi occhi, che brillavano di un verde smeraldo nella penombra della stanza da letto. Io, distrutta per il suo dolore mi tremavano le mani tra le sue. "Ricorda amore mio questo momento, gli Dei vi proteggeranno e se non ci permetteranno di incontrarci di nuovo sappi che non sarai mai sola. Ti inseguirò perchè sei il mio unico amore e rimarrai tale per sempre." All'alba il suo cuore cessò di battere stringendomi tra le braccia, qualche tempo dopo le nostre vite furono perseguitate da eventi incontrollabili e il mio amore non riuscì a mantenere la promessa. Mi chiamo Casthia e questo è il diario di una strega.


Ciò che amo

Amo il profumo del caffè al mattino;
amo il sole che sorge al mattino;
amo il profumo dei campi in estate;
amo il vento gelido che scuote gli alberi addormentati d'inverno;
amo il fatto che nonostante il male degli uomini stia rovindando la Terra, la Natura ci parli ancora...

Ciò che odio

Odio risvegliarmi da un sogno stupendo la mattina;
odio ogni tipo di violenza che si consuma;
odio l'ignoranza che spesso c'è nelle persone;
odio soffrire per amore;
odio dover essere molto spesso razionale e non poter ascoltare il mio cuore...

Penso che...

Vivere nella Natura fa di ogni momento un rituale.


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La morte non è solo oscurità ed oblio. E' anche il riposo dalle fatiche dell'esistenza fisica.


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