sabato, 17 gennaio 2009, ore 21:04
Il richiamo Accadde proprio ieri, cogliendomi impreparata come agli inizi..
Fu una notte lunga e disturbata, il sonno andava e veniva e i sogni si mischiavano coi suoni provenienti dall'esterno della casa. Tirava il vento, il mio elemento, che puntualmente rendeva irrequieto il mio animo con le sue gelide folate.
Dopo che il riscaldamento si spense la casa si freddò, eppure io non smettevo di sudare sotto le pesanti coperte.
Accesi la luce e cominciai a spogliarmi completamente, sentivo il sudore colare verso il seno ed il lenzuolo si attaccò al mio corpo faticando così a girarmi per trovare la giusta posizione per potermi addormentare.
Spensi la luce.
Forse mi addormentai, non so... Mi risvegliò il sudore che grondava dal mio petto senza aprire gli occhi.
Un ticchettìo arrivò flebile al mio orecchio e tesi l'udito per capire da dove mai venisse.
Qualcosa cadeva e attutiva sulle mie coperte, gocce...dall'alto.
Aprii lentamente gli occhi.
-Sehila... stavolta sarà davvero complicato fuggire.....-
E un essere umanoide dagli occhi insanguinati si avventò su di me ruggendo e squaciando il soffitto, inondandomi di un liquido dall'odore sanguigno.
Urlai a squarciagola lottando con tutte le mie forze per contrastare la potenza dell'essere che violentava il mio corpo strappandomi l'anima e... svanì.
Rimasi sola al centro del letto con la pelle umida che si raffreddava a contatto con l'aria della stanza. Realizzai cosa fosse successo, accesi di nuovo la luce e coi riccioli bagnati che mi paravano gli occhi alzai lo sguardo al soffitto, nulla era successo.
-Tutto bene? Perchè devi urlare nel bel mezzo della notte?!-
Mia madre si avvicinò alla porta della mia camera e assieme ad una luce flebile che veniva da un'altra stanza, potevo vedere la sua sagoma che si accingeva a premere la maniglia trovandola però bloccata.
-Ti sei chiusa dentro... Stai bene?!- continuò aumentando l'ansia nella sua voce.
-Sì è tutto ok. Era un incubo, tranquilla. Torna a dormire.-
Con voce rauca e la bocca secca non so che impressione feci a mia madre ma ritornò facilmente nel suo letto metre io, tremante, aspettai l'alba rannicchiata sotto le coperte.
Era un avvertimento, qualcosa di tremendo sarebbe accaduto da un momento all'altro ed io non sapevo cosa fare.
"Dopo tanto tempo che rimuginavo sul passato, dopo tanto tempo che ripensavo al bene che avevo fatto.. Dopo tanto tempo ero di nuovo sola e impreparata, ; impegni, responsabilità e fatiche della vita reale mi avevano distolto da tempo dai miei veri compiti. Ora devo ricominciare riunendo di nuovo i miei compagni..."
E mentre iniziai a pensare come avrei dovuto preparare l'incantesimo di occultamento, l'alba filtrò poco a poco dalle persiane e il Sonno mi prese cullandomi tra le sue braccia...
Casthia nella categoria riflessioni, spirito, paura, destino, maledizione, rito
giovedì, 18 dicembre 2008, ore 19:57
L'incontro
Il profumo di colonia impregnava ancora le lenzuola sfatte del letto e i miei lunghi capelli ricci ricadevano disordinatamente sui cuscini odorosi.
Morbide lenzuola di lino avvolgevano il mio corpo nudo e scomposto, schiusi lentamente gli occhi filtrando la forte luce del mattino che irrompeva nella stanza . Una grande finestra si spalancò affacciandosi su un vasto giardino rigoglioso nel cui centro troneggiava una fontana in pietra dalle sembianze leonine, facendo sgorgare copiosamente acqua limpida dalle fauci possenti.
Non capivo dove fossi mai capitata nonostante fluttuassero nella mia mente ricordi disordinati che oscuravano la ragione e qualcosa di umido scivolò lentamente sulle mie gambe, facendomi sussultare.
Alzai di scatto il lenzuolo e un rivolo di sangue fece capolino tra le cosce… e capì.
-Sheila… buongiorno.-
Alzai lo sguardo arrossendo di colpo e vidi Jonathan avvicinarsi ai piedi del letto e scostare le lenzuola per sedermi accanto, senza abiti il suo profumo era ancora più inebriante.
Sorrisi abbassando lo sguardo e dall’emozione non dissi una parola.
-Tranquilla, non ti preoccupare… Ricordi la mia dimora? Quante notti abbiamo passato qui rischiando di essere presi e puniti dalla mia famiglia…-
Scappò ad entrambi una risata e mentre la sua mano mi sfiorava il viso arrossito apparve di fronte a me una scala infinita, per non perdere l’equilibrio mi aggrappai al massiccio corrimano in legno di noce che si allungava lucido fino ad arricciarsi in fogliami lavorati finemente.
C’era grande confusione tra le mura della casa, le serve correvano da una stanza all’altra tirandosi dietro enormi tovaglie e candelabri ed una signora distinta gesticolava ansionsiosa roteando su sé stessa per seguire e gestire meglio le mansioni delle domestiche.
-Sheila! Avverti subito Mary Ellen dell’arrivo di suo cugino, non deve trovarsi impreparata poiché è un incontro molto importante per entrambi…-
-Abbiamo… un ospite?- risposi interdetta alla signora.
-Certo! E starà qui almeno 40 giorni e non guardarmi con quella faccia… Sarà qui fra poco. Sbrigatevi!-
Mi rigirai di scatto lasciandola alle sue grida verso le serve e percorsi l’altra rampa di scale, stando attenta a non inciampare nella lunga veste color miele e trovandomi dinanzi la porta della stanza di Mary Ellen bussai delicatamente. Un flebile “avanti” trapassò la porta e poco alla volta entrai nella stanza. Mary era già intenta a pettinare i suoi lunghi capelli ramati con l’aiuto di un’altra domestica che avrebbe dovuto essere assieme alle altre a riordinare la casa per l’ospite.
-Mary, tua madre mi ha mandato a dirti…-
-Sì, ho visto il corriere fermarsi proprio qui davanti e consegnarle una lettera- mi rispose senza voltare la testa e guardandomi con un ampio sorriso solo dal riflesso del grande specchio dorato posato davanti alla sua figura.
-Puoi andare assieme alle altre, Elisa, ti ringrazio.- disse alla ragazza che le finì di acconciare la folta chioma in splendidi boccoli lucenti che le ricadevano sulle esili spalle avvolte da un abito vermiglio che esaltava i suoi grandi occhi celesti… tanto grandi.
Mi sedetti accanto a lei ammirando il suo splendore, eravamo coetanee ma di gran lunga molto diverse. La sua pelle luminosa faceva invidia al candore della luna d’estate, risaltata dagli ondosi capelli ramati che ogni giorno risplendevano sempre più; mentre la mia pelle somigliante al caramello marcava fortemente i lineamenti del mio viso e i cupi riccioli ribelli ondeggiavano disordinati sulla mia schiena.
-Ma come mai tuo cugino è voluto venire a trovarvi con così poco preavviso?- le domandai quasi bisbigliando per essere sentita solo da lei.
-In verità è da tempo che i miei genitori parlottavano del suo arrivo, io spio! Ormai sono in età da marito e credono che lui sia la persona giusta…- disse saltellando verso uno scrigno posato su di un tavolino in ferro battuto e marmo accanto allo specchio, ne tirò fuori una lunga collana di perle che portò al collo.
-Abbiamo passato l’infanzia insieme e anche se io ero molto piccola ricordo ancora la sua bellezza!- ganciò la collana facendola posare poco sopra i seni formosi da giovane donna, ed io le sorrisi divertita per il suo entusiasmo.
-Non ha avvertito subito perché è fatto così, sfrontato! Poi ricordandosi che a mia madre non piacciono le sorprese si sarà deciso a mandare un messaggiero…-
Parlò continuando a guardarsi nello specchio e la madre irruppe improvvisamente nella stanza.
-Mary! Presto è arrivato sta fermando la sua carrozza nel viale. Non perdetevi in chiacchiere per Dio!- prese di scatto la mano della figlia ed io corsi con loro giù per lo scalone, cercando di non affannarmi troppo una volta che ero all’ingresso.
Ci dirigemmo verso l’elegante viale cosparso di finissima ghiaia e contornato da aiuole dai mille colori che il sole del pomeriggio faceva risaltare come non mai.
Io riordinai frettolosamente le pieghe del mio abito mentre Mary Ellen a mani conserte non smetteva di fissare eccitata la carrozza scura frenata da due enormi cavalli neri e lucenti.
-Jonathan!! Nipote mio, da quanto tempo… mio Signore! L’aria di Londra ti ha cresciuto benissimo!-
La madre di Mary corse a stringere tra le braccia un aitante giovane uomo dai lunghi capelli color mogano, e i riflessi ramati percorrevano le onde che creavano i suoi ricci.
-Zia Louise, non è l’aria di Londra… sono le comodità che mi hanno fatto crescere bene!- ridacchiò con la sua voce leggera e sensuale sfiorando con le labbra rosate lo zigomo della donna. Sì avvicinò poi a noi e con la coda degli occhi notai l’agitazione di Mary Ellen che non aspettava altro che un suo abbraccio.
Il grigio cenere del suo abito accompagnato dal candore della camicia che gli avvolgeva il collo, risaltava il colorito olivastro della pelle accentuando l’immenso azzurro dei suoi occhi.
-Tu dovresti essere la piccola grande Mary Ellen, già da ragazzino pensavo che saresti cresciuta con tanta bellezza e avevo ragione!- le prese piano la mano e con lo sguardo pendente sui seni le sfiorò il dorso con le labbra.
- Cugino, non posso dire lo stesso su di te se non mi guardi negli occhi…- rispose vivacemente sorprendendo il giovane uomo e sul volto gli si disegnò un sorriso di sfida.
Si avvicinò poi la madre Louise e la presentazione toccò a me.
-Lei invece è la nuova dama di compagnia di Mary, ti presento Sheila Lewis. E’ da poco che vive fra noi ma è come se facesse parte della famiglia da sempre, lei e Mary sono come sorelle.-
L’uomo non parlò subito, per pochi istanti ci guardammo negli occhi come folgorati da qualcosa di indescrivibile e accennò un sorriso dopo che ebbe notato un certo disagio negli occhi di Mary Ellen e della madre.
-Molto piacere, Sheila. Il mio nome invece è Jonathan Miller e... posso chiederti l’origine dei tuoi splendidi occhi neri?.- ripeté il gesto del baciamano come con Mary ma stavolta non distolse gli occhi dai miei.
-Il piacere è anche mio… ho origini medio-orientali poco definite quindi…-
-Perfetto! Non possiamo rimanere qui a prendere freddo, si avvicina il crepuscolo. Caro Jonathan entra a rilassarti e a prendere una tazza di the, il viaggio sarà stato stressante!- mi interruppe la madre che passandoci davanti ci fece staccare la mano l’uno dall’altra e ci indirizzò tutti dentro casa.
Mentre io preparavo l’infuso di the nella grande cucina in fondo alla casa, Mary imbandiva con squisiti dolcetti appena cucinati dai cuochi, un ampio piatto d’argento finemente lavorato e il suo sguardo inquisitorio non cessava di fissarmi.
Quei suoi occhi cosi grandi e cerulei si incupirono di gelosia e quasi potevo percepire i suoi pensieri torbidi che le affollavano la mente.
Cosa potevo fare? Come potevo uscirne? Le volevo bene e mai avrei tradito la nostra amicizia per nessuna ragione al mondo.
Ma quello sguardo continuò a perseguitarmi…
Casthia nella categoria amore, presentazione, paura, maledizione
lunedì, 21 luglio 2008, ore 18:28
Un premio per Casthia :)

Casthia nella categoria
sabato, 10 maggio 2008, ore 15:54
L'Isola Quella mattina mi svegliai sotto le note di Killing me softly dei Fugees. Sinceramente non avevo idea di cosa parlasse quella canzone, ma il suo ritmo mi catturava, malinconico e sensuale come il mio essere...
Spensi la sveglia del cellulare e mi alzai pesantemente dal letto immersa nel buio della stanza.
Con gli occhi impastati dal sonno cercai di intravedere la maniglia della finestra per poter spalancare poi le persiane e invadere tutto quanto con la luce intensa del mattino. Guardai di sfuggita l'orologio di legno decorato da rose intagliate posto sulla libreria di fronte al letto, 06:34, di nuovo in ritardo! La corriera non mi aspetterà stavolta, il solito autista penserà che me ne approfitto del suo buonismo.
Presa dall'agitazione corsi subito in bagno per lavarmi almeno il viso e sciacquarmi via quell'alone di stanchezza che non se ne voleva andare. Presi i primi vestiti che mi capitarono sotto mano e li indossai freneticamente, afferrai lo zaino senza badare se dentro ci fossero i libri giusti per le lezioni che avrei avuto quella mattina e mi lanciai fuori dalla stanza.
Oltre a me non c'era nessuno presente in casa, strano... Mia madre è sempre presente.
Varcai lentamente la soglia della porta della sala e molto perplessa notai che al posto del solito tavolo in legno bruno e antico dove posato sopra c'era sempre una tovaglietta bianca in pizzo con al centro un enorme cesto di frutta mista in ceramica, c'erano invece i banchi di scuola, biancastri e rigati dal troppo uso. La lavagna ancora umida di pulizia era posta di fianco alla televisione accesa su un canale irriconoscibile e alcuni miei compagni erano seduti ai propri posti, si divertivano a scambiarsi suonerie e nuovi giochi sul cellulare.
Elettra, la mia compagna di banco oltre ad Annaria, mi invita ad unirmi a loro con uno schiocco delle dita e un cenno del suo capo mentre gli altri sghignazzavano divertiti.
-No, meglio di no. Se mi vede mia madre...!- le risposi interdetta per quella situazione, mia madre poi dove era?
L'atmosfera era distorta e surreale, sentivo che era l'ora della ricreazione ma fuori dal salotto intravedevo solo l'angolo dell'ingresso con il ritratto di mia madre appeso e la porta della cucina semichiusa, eppure il chiasso degli studenti che finalmente si potevano svagare veniva da quella direzione...
All'improvviso però entrò nella stanza una figura misteriosa, una signora molto composta dai capelli dorati raccolti dolcemente sopra il capo indossava un'antica divisa scura e il suo corpo esile era strizzato da un bustino che amplificava il volume della gonna lunghissima che trascinava. I lineamenti erano delicati ma dall'espressione rigida e impenetrabile, con le braccia conserte all'altezza del ventre teneva solo sguardo dritto davanti a lei a testa alta come un militare in marcia e i suoi passi erano impercettibili poiché i miei occhi videro che la sua lunga veste non toccava mai terra.
Fece un giro attorno ai banchi volteggiando lentamente come un fantasma, il frastuono dei miei compagni cessò appena lei si avvicinò a loro e senza rendermene conto cercai di scappare da quella presenza rannicchiandomi sotto uno dei tavoli. Così fece anche una ragazza che prima di quel momento non avevo mai visto, una ragazzina delicata e gracile dai capelli biondi e crespi che le ricadevano disordinati sulle spalle strette.
La donna si accorse dei suoi movimenti bruschi e con una ferocia inaudita si scagliò sopra la sua figura esile strattonandola e picchiandola senza ritegno rendendo livida quella pelle così candida. Io rannicchiata sotto il tavolo inorridivo nel sentire quei colpi sordi che quelle mani non esitavano a infliggere su quella povera creatura agonizzante a terra. Poi la raddrizzò in piedi e nel farlo la prese per i capelli strappandone un'abbondante ciocca e nonostante il dolore che potesse provare, la ragazzina non emise fiato per tutto il tempo tenendo solo la testa china in segno di sottomissione.
La donna si ricompose senza mai lasciar sfuggire dalle dita quella ciocca dorata imperlata di sangue, prese sotto braccio la ragazzina e la trascinò con forza fuori dalla stanza.
Cercai di alzarmi in piedi nonostante ogni muscolo del mio corpo non ne volesse sapere dopo ciò a cui avevo assistito. Aggrappandomi al tavolo vidi che dei banchi, della lavagna e dei miei compagni non c'era più traccia. Le mie mani premevano la tovaglia di pizzo che mia madre lasciava sempre per intonarsi con le porcellane bianche che decoravano i mobili circostanti ed il mio sguardo tornò su quelle due figure che frettolosamente si dirigevano fuori dalla porta quando in quel attimo la donna esitò e di scatto puntò i suoi occhi sui miei facendomi fermare il cuore.
Le sue labbra rosate e sottili si schiusero lentamente lasciando scrivolare fuori una voce potente e rauca:
-Dovete confermare l'esistenza di un Isola!- e sparì cingendo per il collo quella ragazzina.
Sgusciai fuori dalle coperte e annaspando nel buio cercai subito l'interruttore della luce per poi smanettare tra i libri che avevo dentro lo zaino.
La mia vista era ancora annebbiata dal sonno ma non abbastanza per poter prendere il diario di scuola e scrivere quella frase che da lì a poco (forse) sarebbe stata dimenticata.
Sospirai pesantemente domandandomi cosa avrebbe voluto dire quella figura ambigua che prese il possesso del mio sogno.
Guardai di sfuggita l'orologio di legno posto sulla libreria di fronte al letto, 06:34, di nuovo in ritardo! La corriera non mi aspetterà stavolta.......
Casthia nella categoria sogno, spirito, paura, isola
lunedì, 07 aprile 2008, ore 18:26
Il lavoro chiama...che palle! Mi scuso per la mia prolungata assenza nell'aggiornare questo blog, ma impegni lavorativi mi tengono molto occupata ultimamente... (ho iniziato da poco e già non ne posso più!!!
)
Spero che ciò che scrivo possa piacere e nel caso qualcuno vuole essere avvertito quando inserisco nuovi post, non basterà altro che scrivermi un messaggio privato o mail in cui specifichi il suo nick e il desiderio di leggere il continuo della storia, io risponderò tempestivamente!
Un saluto a chi passa di qui! 
::.Casthia.::
Casthia nella categoria stress
martedì, 01 aprile 2008, ore 17:30
La Paura Non Dorme Mai Dubbi. Dubbi a non finire...
I giorni passavano ed io non ero sicura di aver fatto la scelta giusta. Nonostante avessi ritrovato la Fede in cui credere, qualcosa continuava a tormentarmi.... la Paura.
Un stato d'animo inspiegabile poiché non stava accadendo nulla di grave, fino a quei momenti.
Mi sentivo osservata continuamente e ogni gesto quotidiano diventò sofferente facendomi chiudere sempre di più in me stessa.
Una sera decisi di farmi un bagno rilassante immergendo oli essenziali profumatissimi nell'acqua quasi bollente, il vapore inondava l'intero ambiente appannando ogni cosa che incontrasse nel suo cammino. L'acqua scorreva copiosa dal rubinetto argenteo e bagnavo le mie dita a ritmo delle bollicine profumate che sgorgavano dolcemente dal velo dell'acqua che specchiava la mia figura, nuda e seduta a bordo della vasca bianca luminosa.
Mentre pian piano, sotto il movimento incessante dell''acqua crescevano immensi isolotti di schiuma candida, chiusi gli occhi lasciandomi trasportare da quei suoni ipnotici e l'aroma speziato che aleggiava nell'aria mi cullava, mi rassicurava e immergevo sempre di più le mie mani bagnandomi le braccia accompagnata da quel pizzicorio che l'acqua bollente lascia sulla pelle fredda e asciutta.
Non pensavo a niente, i turbamenti, i problemi della vita quotidiana, quella paura sconosciuta...era tutto sparito, c'era solo il buio.
Dall'oblio della mia mente sbucò all'improvviso un viso, era un uomo dai lineamenti fini e dal sorriso magnetico. I capelli corvini ricadevano sulle sue spalle nude, i suoi grandi occhi verdi non smettevano di guardarmi e desiderarmi. Tutto era in penombra e solo una piccola luce bluastra rischiarava il suo volto...
Spalancai gli occhi soffocando il respiro e chiusi con uno scatto l'acqua calda per poi riaprire subito il rubinetto dell'acqua fredda. Tremavo... Ma non per l'acqua gelida che sfioravo con le dita in quel momento, ma per ciò che avevo appena visto. Sarei mai riuscita a controllare le mie visioni in futuro?
Uscì a fatica dalla vasca dispiaciuta del fatto che abbandonavo quella culla così fluida e calorosa che avvolgeva il mio corpo ovunque e mi affrettai a coprirmi con l'asciugamano, prima che incominciassi a tremare dal freddo. Mentre mi apprestavo a immergere la mano per estrarre il tappo e svuotare la vasca un essere mostruoso si specchiò nell'acqua a fianco della mia figura. Lanciai un urlò con tutto il fiato che avevo in gola sparpagliando acqua su tutto il pavimento col gesto convulso della mia mano e l'esserino dagli occhi infuocati, il ghigno umano e malefico dai denti mostruosamente affilati somigliante ad un gatto dalla pelle raggrinzita e incrostata da chissà quali piaghe, rannicchiato sul bordo della vasca, svanì...Mi aggrappai al muro riprendendo fiato e accorse mia madre preoccupatissima e incredula per quello che avevo combinato. Mi ricoprì con l'asciugamano che un momento prima cadde a terra mentre io continuavo a fissare quel punto della vasca con occhi di una spiritata.
Il giorno dopo spiegai quanto era accaduto ad Annaria durante l'ora di ricreazione.
-Non ti preoccupare tanto...Li conosco quelli. Sono dei piccoli mostriciattoli mandati dai "Piani Alti" per spiarti e per spiare altre, diciamo così, new entry!- mi rispose ridacchiando tra un morso e l'altro dato alla sua brioche.
-Non ci trovo nulla da ridere! Mi sono spaventata a morte, poteva farmi del male...- le sibilai chinando la testa e girandola qua e là controllando che non ricomparisse all'improvviso.
-Stai tranquilla, non possono farti del male. Si può dire che sono esseri innocui, il loro compito è solo di spaventare e intimidire. Vogliono far cambiare strada a chi l'ha intrapresa, farti cambiare idea...capito?- mi guardò negli occhi e io le risposi annuendo dato che avevo la bocca piena per il panino che stavo gustando.
-Certo che è strano...Per quanto ne so sono rari da vedere, perché mai li hanno mandati da te?- si chiese dopo aver mandato giù l'ultimo boccone della brioche e così me lo domandai anche io.
-E chi sarebbero questi mandanti?- le chiesi ansiosa di sapere cosa si celava nell'altra dimensione.
-Non lo so precisamente...Eliana, mi ha spiegato che...in poche parole...le forze del bene e del male sono suddivise in piani. Hai presente l'Inferno di Dante? Una cosa simile... Ma non chiedermi cosa ci sia agli ultimi piani perché non ci voglio nemmeno pensare!- e le venne un brivido sulla schiena che non potè trattenere e quindi tacqui, pensando che forse un giorno le mie domande avrebbero trovato una risposta continuando ad andare avanti per la mia strada e portando a testa alta la Fede in cui credevo.
Jonathan non rimase chiuso in quel cerchio per tanto tempo. Ci furono notti in cui prima di addormentarmi lo sentivo respirare lentamente e tossire, mi alzavo di scatto verso l'angolo dove era imprigionato ma non vidi mai nulla...
L'astrale in quei periodi mi risultava molto confuso, la mia anima doveva ancora abituarsi a quel passaggio e quando il mattino dopo mi risvegliavo i ricordi si accavallavano uno con l'altro per poi sparire e non lasciare più traccia nella mia mente.
Un giorno dopo aver pranzato decisi di praticare il rito per liberare Jonathan da quella prigione, non aveva senso e anche se avevo paura di ciò che poteva fare, non era giusto trattare così il proprio spirito guida.
Quindi facendomi assistere a distanza da Anna praticai il rito. Ci volle poca roba: tre candele, fiammiferi, la formula personale scritta sul foglio, incenso o vegetale da sacrificare agli Dei e tanta Fede...
Controllai che mia madre fosse impegnata seriamente nelle faccende di casa e chiusi la porta a chiave.
Presi tutto l'occorrente e lo posai delicatamente a terra a debita distanza dal cerchio fatto in precedenza da Anna, ogni tanto alzavo lo sguardo per vedere se riuscivo ad intravedere una sagoma nell'aria... Niente.
Mi posizionai verso Est (punto cardinale coincidente col mio segno zodiacale, la Bilancia) accesi ogni candela; bianca in onore della Dea Luna, nera in onore del Dio Sole e rossa in quel caso per Jonathan Miller. Spensi il fiammifero e lo posai sul piattino di metallo che presi per raccogliere le eventuali ceneri dell'incenso da sacrificare.
Mi alzai scalza da terra e col cuore che martellava in petto presi il foglio poggiato sul letto dove, Annaria, qualche giorno prima mi trascrisse la formula del Cerchio di Protezione da usare per ogni incantesimo o rito importante che dovessi mai fare.
Presi fiato e cercai di concentrarmi il più possibile ad occhi chiusi faticando a star dritta, l'emozione mi appesantiva le gambe e il respiro tremava sempre di più...
Alzai la mano destra rivolgendo il palmo verso terra e lentamente cominciai a girare, per tre volte cercando di sentire il potere che mi sarebbe servito avvicinarsi e sfiorarmi la pelle per poi inondarmi il corpo e la mente in tutta la sua forza.
-Io ti evoco o Grande Cerchio di Potere...- la mia voce sottile a poco a poco divenne più sicura.
-Che in questo spazio i confini siano sciolti!..- le ginocchia smisero di tremare, una aura di forza cominciava a sprigionarsi in me per poi dirigersi dove io volevo.
-Buio e Luce siano uniti nel Mondo dell'Oltre!...- la mia voce sembrò tuonare in quel silenzio irreale rimbalzando poi su quei muri di energia che stavo creando intorno a me.
-Nel nome del Signore e della Signora! Al di sotto e al di sopra questo Cerchio è sigillato!-.
Riaprì gli occhi e trovai tutto come era prima, i muri non si intravedevano ma sentivo l'aria frizzare di potere e le candele allungarono la loro fiamma come segno che tutto era compiuto.
L'emozione non cessava di esistere in me e inginocchiandomi a terra impugnai il secondo fiammifero per poterlo accendere e successivamente avvicinai la fiamma all'incenso al gelsomino che come una piccola brace prese fuoco emanando un gradevole fumo speziato.
Chinai la testa e meditai. Dovevo cercare di percepire la presenza del mio spirito guida, la candela accesa in suo onore gli sarebbe servita come luce che lo guidava verso di me senza mai perdersi nell'oscurità del Mondo dell'Oltre...
Quando mi sentì pronta con tutto l'amore che avevo nel mio cuore lasciai scivolare dalle mie labbra queste parole, senza mai guardare la formula che personalmente avevo scritto:
Casthia nella categoria amore, sogno, paura, rito
martedì, 25 marzo 2008, ore 20:25
Il Primo Rito Jonathan Miller.
Iniziò tutto con quel nome che in modo inspiegabile sapevo di conoscere. Anche Jeshua conoscevo, ma quella è un'altra storia ed è meglio che vada con ordine nel raccontarvelo...
Nel silenzio della mia stanza riflettevo su quel nome, mentre tenevo tra le dita il fogliettino strappato su cui la mia amica Annaria aveva scarabocchiato quelle lettere durante la trance.
-Rimaniamo d'accordo così allora, mio padre mi sta aspettando giù. Devo andare!- mi disse.
-No...non voglio rimanere da sola con lui! Non so gestire la cosa come sai fare te!- piangnucolai agitandole contro il foglietto.
-Ce la farai vedrai, se hai problemi mi chiami e poi ci vediamo a scuola. Mica ti lascio sola.- Mi sorrise e mi baciò delicatamente sulla fronte.
Mi sentivo ridicola, quindi trattenni le lacrime e la accompagnai all'ingresso notando che ora che la casa era benedetta, aveva acquisito un'atmosfera così fatata che mi agitava l'anima e mi chiedevo se mai mia madre, appena fosse tornata a casa, l'avrebbe notato. Allora come avrei potuto dirle ciò che avevo fatto?
Scacciai quel pensiero e aprì la porta alla mia amica, ci salutammo ricordandoci come ultima cosa gli esercizi di matematica da fare per l'indomani e la guardai scendere le scale seguita dal tintinnio incessante che creavano i campanelli legati alla sua borsa etnica dai mille colori. In quell'attimo mi ritornarono in mente i suoi gesti lenti e armoniosi mentre disegnava nell'aria il cerchio magico e pronunciava l'incantesimo ordinando alla Luce e alle Tenebre di dividersi, ai Guardiani del Tempo e dello Spazio di aprirci le Porte e che gli Elementi e gli Dei ci proteggessero per quello che stavamo per fare. Cessata la formula si creò un muro di energia splendido che, come al momento del battesimo, mi stordì e le fiamme delle candele danzarono vorticosamente per poi immobilizzarsi all'istante.
-Ora in presenza degli Dei e degli Elementi dimmi di cosa hai bisogno- Annaria in quel momento mutò lasciando in disparte quella ragazza semplice e insicura in un punto lontano, per riprendere quel fare solenne degno di una Strega dei secoli passati.
-Voglio protezione, voglio che la mia casa sia purificata e isolata da spiriti che in passato e in futuro passeranno di qua...- esitai un attimo -...e voglio che i quadri di mia madre la smettano di muoversi e di spaventarmi!- le risposi tremante e in quel attimo ai piedi delle candele mi sembrò di vedere la figura di Jeshua onnipresente, ovunque andassimo, e mi sorrise.
-Così sia- e Annaria si alzò prendendo con sè la bacinella di cristallo con l'acqua purificata e la candela bianca in onore della Dea Luna e con essa tracciò nell'aria un varco per oltrepassare senza danni il cerchio, la seguì e l'aria fu straordinariamente più fresca. Mi passò la candela, ad ogni suo passo immergeva le sue dita e spruzzava qualche goccia qua e là bisbigliando qualcosa che ancora non so e andammo dal primo quadro. Il dipinto creato dalla mano di mia madre dai colori cupi come tutti gli altri era immobile, il suo autoritratto sembrava aver perso quell'aura torbida che nei giorni precedenti mi aveva tormentato, Annaria lo purificò. E così fece con il vecchio seduto ad un tavolo, con la donna nuda sdraiata sul divano e la coppia di quadri di presunti filosofi barbuti che leggevano un libro alla luce pallida di una candela.
Ritornammo nella mia stanza.
-Abbiamo finito- disse solennemente Annaria scrutandomi negli occhi.
-No, aspetta! Chiedo che mi sia data una guida. Tu hai Jeshua e io non ho nessuno. Senza come potrei andare avanti nel mio cammino?- la supplicai mentre notavo nei suoi occhi la stanchezza che pian piano le si avvicinava a causa di quel rito.
-Avrò uno spirito guida? Forse no...in tutti questi anni non ho mai sentito la sua presenza. Non mi ha mai aiutato quando avevo paura delle tenebre, quando quei mostri volevano portarmi via...-
-Hai creato un muro. Lui c'era e c'è sempre stato, ma la tua paura e il tuo scetticismo l'ha allontanato sempre di più. Io lo sento e questo muro va abbattuto, io posso cercare di assottigliarlo e niente di più Sehila...- mi accarezzò la mano. In quel momento non era più Annaria ma la Dea in persona, il suo viso si illuminò rendendo i lienamenti quasi irriconoscibili, ma il suo calore che mi avvolse il cuore togliendomi il fiato mi fece capire che era Lei.
Annaria senza dire altro ringraziò i Guardiani del Tempo e dello Spazio, gli Dei e gli Elementi. Ordinò alla Luce e alle Tenebre di unirsi e di equilibrarsi e dissolse il cerchio. Con l'ultimo gesto barcollò appena e la feci sedere sul mio letto, l'energia lentamente si perse nell'aria.
-Cosa provi in quei momenti?- le chiesi con un filo di voce ancora emozionata per quella visione.
-E' difficile da spiegare...Mi sento bene.- rispose stancamente sdraiandosi su un fianco sopra il letto. Spostai un pò più il là un quaderno e delle penne per farle più spazio, era stremata e il suo respiro era pesante. Mi sedetti accanto a lei e le accarezzai dolcemente i lunghi capelli castani.
-Ascolta Anna, ti porto un succo di frutta?- le chiesi per risollevarla un pò e il suo respiro si calmò diventando più leggero.
-Ehi...te lo porto?- le spostai le lunghe ciocche dal viso e i suoi occhi non battero ciglio, fissavano il vuoto.
-Anna, ma che guardi? Sei strana...- non mi rispose e mi allarmai. Fosse un effetto collaterale dell'incantesimo che avevamo appena fatto? Cosa le stava capitando? Avvicinai il mio viso al suo sentendo il suo respiro lento ma regolare, gli occhi pietrificati come il resto del corpo rannicchiato sulla trapunta e poi capì...
Incrociai le braccia e attesi un suo cenno sperando che non ci mettesse troppo, altrimenti come avrei potuto svegliarla?
Passò un pò di tempo prima che si mosse. Mi spaventò quando di colpo le sue dita cercarono qualcosa tra le pieghe della coperta senza che i suoi occhi si muovessero, impugnò la prima penna che trovò e scossa da piccole vibrazioni prese un foglio dal quaderno e cominciò a scrivere delle lettere tremolanti.
J...O...N... Perchè ora doveva scrivere qualcosa? Forse era un messaggio inviato da qualche presenza che ha incontrato in quel momento?
M...I...L....
Si alzò di scatto dirigendosi scalza in un angolo della mia stanza in fondo al letto e vicino alla finestra, il suo sguardo non mutava e chinandosi a terra disegnò un cerchio e poi una stella sul pavimento, il tutto seguito da parole convulse di cui non capito il significato.
Si alzò ciondolando e si diresse verso di me accasciandosi sul letto. Le presi un braccio scuotendola un pò e lei mugugnava come se si fosse svegliata da un lungo sonno.
-Tutto bene? Ma che hai fatto? Sei pazza! Potevi almeno avvertimi prima. Mi sono spaventata...- le borbottai mentre si risistemava al mio fianco allungandomi il foglio di prima.
-Volevi il tuo spirito guida e te l'ho portato, questo è il suo nome.- ridacchiò senza badare alla stanchezza e attese una mia risposta.
-Jonathan...Miller??...Ma che razza di nome è per uno spirito guida?- le risposi lamentandomi e scrutando bene il pezzo di carta.
-Attenta a come parli, Sehila! Lui è qui.- mi ribattè ridendo e indicando l'angolo dove lei disegnò quel pentacolo un attimo prima.
-L'hai portato qui da me? In camera mia? Sei impazzita! Ma chissà cosa è capace di fare...Non lo conosciamo e potrebbe combinare guai!- le urlai isterica e impaurita pensando al fatto che avrei dovuto dormire con uno spiritello instabile nella mia stanza e senza alcuna protezione.
-Tranquilla! Ho la buona parola di Jeshua, non devi temere nulla. Ed è pure ingabbiato, non può fuggire...-
rispose Annaria alzandosi per prendere il suo cellulare dalla borsa che tintinnò al suo tocco.
-Sarà...ma sai che ho paura. Non dovevi farmi una cosa del genere!- piagnucolai subito pensando a ciò che da bimba provai nel vedere quelle figure malefiche volteggiare davanti ai miei occhi e intrufolarsi nei miei pensieri, non avrei potuto mai reggere ancora una volta una situazione del genere....
-Sehila piantala! Hai avuto quello che volevi e ora piano piano ti ci abituerai. Ci saranno cose peggiori e questo non è niente in confronto, non sarai mai sola. Hai la protezione mia e di Jeshua e delle mie amiche Eliana e Samira...sei in una botte di ferro!- mentre lo disse mi strinse dolcemente le braccia per rassicurarmi e mi calmai, rimasi comunque molto preoccupata.
-Mio padre arriva tra poco. Dai, non posso starti sempre accanto. Andrà tutto bene vedrai!- mi sorrise e sorrisi anche io rimandendo lo stesso tormentata da quella presenza ambigua che ci stava scrutando già da un pò, ma non riuscivo ancora a percepirla...
Così misi da parte quel foglio conservandolo con cura e osservai attentamente la mia stanza, non era più la stessa. Sentivo quell'alone di energia che pulsava lentamente nei muri appesantendo l'atmosfera, l'aria era più densa e quasi palpabile. Sentì scattare la serratura della porta d'ingresso e fece capolino mia madre con la spesa. Mi chiese se era andato tutto bene e se avessimo studiato. Le dissi di sì, che altro dovevo dirle?
Dopo cena e infilatami sotto le coperte guardai verso quell'angolo apparentemente vuoto sforzadomi di sorridere, immaginando come lui mi avrebbe visto, Jonathan, e spensi la luce.
Prima che mi addormentassi non sentì alcun rumore quella notte, ma dopo accadde qualcosa...
Aprì gli occhi e una luce fioca illuminò il mio corpo avvolto da un abito lungo e bianco, lasciandomi scoperte le dita dei piedi. Non so dove fossi sdraiata e una mano maschile prese delicatamente la mia e la sua pelle era scura, probabilmente era mulatto come me. Seguì il braccio e poi un corpo alto e robusto coperto da una lunga tunica orientale color miele e il viso...lo conoscevo. L'avevo visto forse in un'altra dimensione o in un'altra vita...
-Jeshua sei tu?...-le mie parole scivolarono dalle mie labbra commosse e i suoi grandi occhi verdi sorrisero e sommessamente rispose di sì. Si avvicinò Annaria vestita anche lei con un lungo abito porpora orientale e i suoi capelli erano infinitamente lunghi, il viso incorniciato da boccoli dai riflessi dorati e mi salutò.
Piansi...non so perchè ma piansi di felicità. Il mio cuore era pesante, colmo di quella serenità tanto agognata e ora ritrovata. Mi fecero sedere e dietro Jeshua c'era qualcuno che aspettava. Annaria rise e fece cenno a quel tipo di avanzare e farsi vedere. Un uomo dagli abiti eleganti color ghiaccio, probabilmente uscito da qualche oppieria del 1800, avanzò a passi lenti e i suoi occhi cerulei si posarono sui miei stranamente increduli. Indossava gli abiti di quando lo vidi per l'ultima volta prima che se ne andasse, i suoi capelli lunghi castani curati ricadevano delicatamente sulle sue grandi spalle e scivolarono in avanti non appena lui si chinò a baciarmi la mano.
-Jonathan...sei proprio tu amore mio.- gli dissi senza credere alle mie parole.
-Sì Shila. Sono proprio io.- La sua voce calda e profonda rimbalzò nello spazio indefinito e si sollevò mettendo in mostra ancor di più quegli occhi di cui, ai tempi, mi innamorai perdutamente.
Lo strinsi forte a me e da quel momento immagini di ricordi indefiniti riemersero nella mia mente, mostrandomi luoghi lontani di una civiltà movimentata e circondata da palazzi eleganti, carrozze, mercatini e botiques...Londra. Sì, ricordai.
Ma come dissi in precedenza, ogni cosa ha la sua parte oscura. Non immaginavo neanche che da lì a poco avrei dovuto cominciare a combattere la prima forza del male...
Casthia nella categoria diario, spirito, rito, purificazione
mercoledì, 19 marzo 2008, ore 20:15
Sangue Il mio respiro era flebile quasi impercettibile nella penombra della camera da letto. Una stanza decisamente spartana come il resto della casa, daltronde cosa si poteva pretendere da una casa quasi immersa nel deserto medio orientale?
Mi rigirai lentamente nel letto strusciando le gambe nude contro la coperta di lino bianco che mi copriva, allungai la mano sulla schiena di Rafael che dormiva pesantemente al mio fianco a pancia sotto. A fatica aprì gli occhi per scrutarne la figura dalla pelle ambrata e i capelli color ebano lunghissimi che ricadevano disordinatamente sulla schiena e sul guanciale grezzo. Un leggero sorriso si disegnò sul suo viso seguito da un mugolio di piacere, i suoi occhi rimasero chiusi ed io mi strinsi di più a lui per far sì che il calore del suo corpo mi avvolgesse e mi proteggesse.
Faticavo ad addormentarmi senza sapere il motivo e quando oramai ero in bilico tra la veglia e il sonno sentì all'improvviso i muri grezzi vibrare leggermente, un'onda che si espandeva per tutta la stanza. Un forte odore acido mi colpì al naso e mi sforzai di aprire gli occhi per capire cosa stesse succedendo...
Qualcosa scorreva e bagnava il pavimento fin sotto il letto come ci fosse un fiumiciattolo, sorridendo un poco mi puntellai coi gomiti alzando busto e sguardo verso lo strano rumore credendo che fosse uno scherzo di Jeshua o qualche suo esperimento andato male, non fu così...
Inorridì quando capì che la stanza era invasa da un enorme pozza di sangue che si propagava ovunque e l'odore era così forte da stordirmi. Un incessante fiume cupo scorreva da sotto la porta chiusa e colava dalla finestra a lato del letto, i muri vibrarono ancora e Rafael si mosse e gli urlai "Svegliati sta succedendo di nuovo!"
Di scatto mi sedetti sul letto e cercai affannosamente l'interrutore della luce, i muri vibrarono ancora come il rintocco di una campana. Volevo capire, volevo vedere in faccia colui che stava facendo questo! Mi mancava il respiro e grondavo di sudore, tastai per terra come un'isterica facendo cadere il mio romanzo dal comodino, dovevo cercare l'interruttore senza toccare quel liquido schifoso!
Click...!!
Il letto era scomposto, la lucina del router attivo lampeggiava vorticosamente come il suo solito e là dove a terra c'erano le mie scarpe e la coperta caduta non c'era più traccia del sangue e l'odore era sparito.
Rafael era rimasto là e chissà quando l'avrei raggiunto dato che avrei dovuto aspettare un pò prima di calmarmi.
Mi buttai pesantemente sul letto riflettendo su ciò che avevo appena vissuto.
"Cosa vorrà dire? L'astrale da tempo è cambiato e non si può essere più tranquilli come prima..." Tirai nervosamente le coperte fin sopra la testa e ripresi poco dopo a dormire.
Leggendo man mano il mio diario capirete cosa ho dovuto affrontare prima di arrivare ad essere quella che sono.
Sta a voi crederci o no... ;)
Casthia nella categoria sogno
martedì, 18 marzo 2008, ore 19:10
Fede Spesso ripenso a come sarebbe stata la mia vita se non avessi fatto questa scelta... Sicuramente avrei tentato il suicidio.
Io credevo, credevo tantissimo. Grazie a mia nonna che ha sua volta era molto religiosa e ben volentieri mi portava con lei e il nonno ad assistere alla messa o a visitare santuari della Madonna. Io ero una bimba e rimanevo affascinata da tanta bellezza e ricchezza artistica che possedevano queste chiese e santuari, quanti miracoli aveva attuato la Madonna per soccorrere i suoi fedeli! Mi chiedevo se un giorno anche io l'avrei vista e mi avrebbe aiutato nel momento del bisogno...
Mi incantavo ore e ore ad osservare il grosso crocefisso poggiato sul comò della camera da letto incastonato di vere conchiglie variopinte, che accompagnavano la sofferenza del Cristo inchiodato alle estremità della croce. Ricordo ancora quando nonna dopo la messa si metteva in fila con le altre persone per ricevere l'ostia, io non ero battezzata e lei prima di andare mi diceva sempre che mia madre non mi aveva battezzato perché un giorno sarò io a decidere la Fede in cui credere. Ma io pagnucolavo e volevo assolutamente mangiare l'ostia per sentirmi anche io una fedele e devota al Cristo. Nulla da fare...
Prima di sera la imploravo a rimanere da loro a dormire e poi sarei tornata dalla mamma; dormivo bene con lei e sopra al mio lettino c'era un quadretto appeso con attaccato un rosario color rubino. Il quadretto conteneva l'immagine di una santa col velo, come la Madonna ma nonna diceva che era la Madonnina del Sonno e sarebbe arrivata da lì a poco su una nuvoletta per portarmi nel mondo dei sogni. E a volte mi sforzavo a non dormire per aspettarla e salutarla ma alla fine cedevo sempre e non riuscì mai ad incontrarla...
Poi nonna morì all'improvviso nel sonno e cominciai ad odiare quel Dio che me la portò via senza nemmeno abbracciarla. Piangevo, piangevo.... Ancora oggi, poco più che 20enne, piango per la sua perdita e nel crescere persi totalmente la mia Fede...
Da piccola soffrivo di allucinazioni: vedevo mostri di ogni genere, occhi che sbucavano dai muri per scrutarmi, ombre seguite da rumori inquietanti, urlavo fino a sgolarmi e mamma quando veniva in mio soccorso non vedeva nulla ma mi abbracciava dicendo che non c'era niente, che era tutto finito. Invece io tremante e bagnata di sudore vedevo ancora e nemmeno la presenza di mia madre li intimidiva. Scomparivano lentamente, volevano che li temessi fino all'ultimo... ci riuscivano benissimo.
Con la morte della nonna smisero di venirmi a trovare, complice forse la mia chiusura mentale che pian piano si faceva sempre più forte fino a che da atea patentata non ebbi una crisi mistica. Non avendo più nulla in cui credere la mia adolescenza divenne un incubo: persi il sorriso, la voglia di fare e di vivere.
Ogni tanto nei sogni appariva mia nonna che mi aiutava a cercare qualcosa, qualcosa di indefinito...mi diceva "Sehila! Dai su aiutami. Cerchiamo insieme!" e io non capivo... Forse era da cercare la mia Fede ormai morta e sepolta?
Le visioni poco dopo ritornarono... Pallide e deboli... Ogni cosa che guardavo, ogni cosa su cui posavo lo sguardo si trasformava in un viso. Un viso assolutamente non conosciuto ma simile all'oggetto da cui scaturiva. Ve la immaginate una faccia a forma di caffettiera?? O di bottiglia?? Beh se ci riuscite era quello che vedevo se guardavo proprio una caffettiera...o una bottiglia e così via! Questo in ogni momento della giornata ed era fastidioso, credetemi! Non si manisfestavano tutti i giorni...ma quasi!
Poi accadde la svolta.
Al liceo conobbi una ragazza che da lì a poco divenne la mia migliore amica, ancora oggi, che per caso mi raccontò di avere una certa passione e dote per l'esoterismo. Con sè portava sempre un mazzo di carte da chiromante davvero stupende e non disse mai dove le aveva acquistate e io di rimando non glielo chiesi mai!
Durante un'ora buca la misi alla prova (più cinica di me in quel periodo non c'era nessun'altro!): mescolai per prima le carte e gliele porsi, poi feci una domanda di cui Annaria (la mia amica appunto) non sapeva la risposta e con mia grande sorpresa le carte indovinarono tutto quanto... Riguardava il rapporto con mio padre che non è dei più rosei e insisteva in quel periodo a voler ritornare nel suo paese d'origine e restarci fino alla fine. Le carte dissero perfino i particolari del nostro rapporto e da lì non dubitai più di lei.
Conoscendola meglio seppi che era devota ad una religione apparentemente scomparsa dalla circolazione, ritenuta blasfema e (per paura e ignoranza) collegata strettamente al demonio: il Paganesimo.
Ricordo ancora il momento in cui pronunciò quella parola, come in un flash mi apparve davanti agli occhi una candela bianca e un tavolo scuro in penombra, un leggero profumo speziato nell'aria e la candela era sorretta da qualcuno vestito con una lunga tunica scura legata alla vita da un nastro. Ricadeva dolcemente sui fianchi visibilmente femminili e le mani le conoscevo, erano le mie.
Le raccontai tutto quello che avevo provato e visto in passato fino a quel momento e lei capì probabilmente che la mia vera Fede era dietro l'angolo ad aspettarmi...
Non mi costrinse a seguirla anzi, mi fece riflettere bene su ciò che stavo per scegliere poiché avrei intrapreso un cammino tanto meraviglioso quanto pericoloso e tortuoso, ma io mi sentivo pronta.
Mi battezzò nella sua casa mentre i suoi non c'erano seguendo i riti pagani, con mia meraviglia l'energia che si manifestava nell'aria mi stordì a tal punto che cominciai a ridere e tremare. Mi bagnò la fronte con acqua purificata disegnando il simbolo pagano, sulla mia pelle fu straordinariamente bollente e nonostante tutto non sentivo alcun dolore.
Mi sentivo rinata! Le visioni delle strane facce sparirono subito ed ero finalmente soddisfatta riacquistando così la voglia di divertirmi, di studiare e di vivere come un'adolescente che si rispetti!
Ero ingenua...
Da lì a poco scoprì un mondo ancora più vasto e misterioso di quello che immaginavo. Ogni cosa bella ha come suo opposto una cosa brutta. Quel mondo mistico è straordinario e con un'atmosfera di benessere incredibile, ma al di là di questo c'è un altro mondo da cui è bene tenersi alla larga e rinnovare sempre la protezione per evitare che la propria anima diventi torbida ed inquietante come l'oscurità...
Casthia nella categoria riflessioni
lunedì, 17 marzo 2008, ore 18:42
Cambiamento Come scritto in "Chi sono", questo blog sta cambiando totalmente la sua funzione.
Non più come raccoglitore di sporadiche novelle inventate nei giorni di calma piatta, ma diventerà un diario di una persona immaginaria...
Le novelle avranno un suo sequel ma in modo un pò diverso...
Nell'attesa, saluto tutti quelli che passeranno di qui. ;)
::..Casthia..::
Casthia nella categoria
Il mondo che non c'è
Vita parallela di una ragazza come tante, ma che ha il grande dono di vivere la magia come nessun'altro in questo mondo...Chi sono
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Ricordo ancora quei suoi occhi, che brillavano di un verde smeraldo nella penombra della stanza da letto. Io, distrutta per il suo dolore mi tremavano le mani tra le sue. "Ricorda amore mio questo momento, gli Dei vi proteggeranno e se non ci permetteranno di incontrarci di nuovo sappi che non sarai mai sola. Ti inseguirò perchè sei il mio unico amore e rimarrai tale per sempre."
All'alba il suo cuore cessò di battere stringendomi tra le braccia, qualche tempo dopo le nostre vite furono perseguitate da eventi incontrollabili e il mio amore non riuscì a mantenere la promessa.
Mi chiamo Casthia e questo è il diario di una strega.
Ciò che amo
Amo il profumo del caffè al mattino;Ciò che odio
Odio risvegliarmi da un sogno stupendo la mattina;Penso che...
La mia musica - i miei libri
Tutta la musica è bella, purchè sia emozionante e di QUALITA'!!Quello che ho fatto e scritto
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